Filo diretto #1 - 26/07/2022
Nel segreto dell'urna Dio ti vede (e Putin no)

Cari amici,

nemmeno il tempo di cominciare il cammino alla presidenza del Ferrari e, in questa estate rovente, ci siamo trovati immersi in una campagna elettorale. Si tratta di una novità quasi assoluta, visto che le ultime elezioni politiche in autunno sono state quelle del 1919: anni lontani e non molto felici.

Ma il richiamo che sento ancora più forte è con le elezioni del 18 aprile 1948, quelle in cui nacque il famoso slogan – coniato da Giovannino Guareschi – che, fra sacro e profano, si appellava alla coscienza degli elettori. In quelle elezioni gli italiani furono di fatto chiamati a fare una scelta di campo ben chiara: da una parte l’orbita occidentale, quella degli alleati anglo-americani; dall’altra parte l’Unione Sovietica di Stalin. Non sappiamo cosa sarebbe accaduto in caso di una vittoria del Fronte Popolare, ma sappiamo che la grande vittoria della DC segnò per l’Italia l’inizio di un periodo storico di prosperità in cui, fra i continui cambiamenti politici dei decenni successivi, mai nessuno mise in dubbio la collocazione internazionale dell’Italia, atlantica ed europea. Oggi potremmo entrare in una fase nuova. E non può essere un caso se gli uomini protagonisti della caduta del governo Draghi (Conte, Salvini e Berlusconi) sono anche quelli maggiormente implicati in vicinanze e simpatie più o meno manifeste con Mosca.

Dopo le elezioni del 2018, stravinte dai populisti, e una legislatura caratterizzata da cambi di scena e di casacca, l’Italia aveva trovato in Mario Draghi una guida autorevole e fieramente euroatlantica. Ma l’operazione distruttiva di Conte ha mandato in fumo due anni di lavori su campi più o meno larghi e quel poco di credibilità che era rimasta alla politica italiana. Ora i cittadini sono chiamati a scegliere direttamente chi vogliono essere e cosa vogliono diventare, in una campagna elettorale balneare che rischia di superare nuovi livelli di avanspettacolo. Il tutto mentre il quadro nazionale e internazionale è drammaticamente serio. Per capirci qualcosa di più, in questa situazione così complicata, abbiamo pensato di intervistare il prof. Salvatore Vassallo, ordinario di Scienze Politiche all’Università di Bologna e direttore dell’Istituto Cattaneo. Sono trenta minuti di grande lucidità che vi invitiamo ad ascoltare tra i nostri podcast su Spotify.

Qual è il compito che spetta al “mondo” del Centro Ferrari? Credo che il primo e più importante sia fare i conti con la realtà. Mai, come in questa legislatura, la politica è apparsa lontana dalle necessità dei cittadini. Necessità che sono destinate ad aumentare, diventando ancora più drammatiche: guerra, costo dell’energia e delle materie prime, strascichi del Covid, cambiamento climatico, disuguaglianze in aumento, inverno demografico, crisi educativa. La nostra società appare in grandissima sofferenza. O noi riusciremo a dare risposte politiche a tutte queste linee di crisi o rischiamo che i cittadini trovino risposte altrove.

C’è una campagna elettorale con cui fare i conti subito, schierandosi dalla parte dell’Europa e della democrazia liberale. E poi ci sono nuove prospettive da costruire dopo. E su questo il Centro Ferrari è pronto a fare la sua parte.

Federico Covili, presidente Centro F. L. Ferrari

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