Lettera aperta alla Regione Emilia-Romagna sui nuovi ticket per farmaci, visite ed esami

Con questa lettera si intende far presente, da una parte, che il sistema di welfare regionale dovrebbe essere caratterizzato da un maggior tasso di equità e, dall’altra, migliorare l’informazione su un tema tanto importante quanto difficile da affrontare come, appunto, l’equità.

Il recente provvedimento della Regione Emilia-Romagna in merito ai nuovi ticket per farmaci, visite ed esami rivela alcune grossolane sviste su temi ampiamente noti nella letteratura specialistica e nelle prassi degli Enti erogatori di servizi.

Pur consapevoli della complessità del problema si intende evidenziare alcuni aspetti che non sembrano presenti nella regolamentazione dei ticket e che forse sono poco conosciuti dall’opinione pubblica:

La qualità del benessere di una persona dipende, nel bene come nel male, anche dal proprio nucleo familiare. Ciò è tanto più vero se si considera la situazione economica. È facilmente intuibile che uno stesso reddito, ad esempio di 20.000 euro, ha un impatto diverso se il nucleo familiare è composto da una sola persona piuttosto che da 2, 3 o più persone. Questa regola elementare è stata completamente ignorata dal provvedimento regionale in quanto si considera il reddito complessivo lordo del nucleo familiare fiscale sul fronte della produzione del reddito e non su quello della sua redistribuzione.

Altro problema noto riguarda la natura del reddito, in quanto si continua a considerare il solo reddito complessivo lordo mentre sul fronte delle entrate ci sono altri redditi non soggetti ad imposta che tuttavia concorrono a formare il cosiddetto reddito netto. Colpisce anche il fatto che non si faccia riferimento ad un anno specifico per cui paradossalmente una persona potrebbe autodichiarare un reddito degli anni in cui c’era ancora la lira.

A questo punto viene spontaneo chiedersi perché non è stata applicata una legge regionale che, pur pensata per l’ambito sociale, prevede l’utilizzo del cosiddetto Isee (indicatore della situazione economica equivalente) che oltre a considerare i redditi considera anche il patrimonio, in quanto concorre a definire la situazione di ricchezza o meno di un soggetto, e soprattutto prevede un coefficiente numerico basato sulla numerosità e sulla composizione del nucleo familiare che consente, appunto, di confrontare famiglie diverse. Ci si riferisce all’art. 49 della L. R. n. 2 del 12 marzo 2003, “Norme per la promozione della cittadinanza sociale e per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali”, che rispetto alla compartecipazione al costo delle prestazioni prevede che il “Consiglio regionale, con propria direttiva, definisce i criteri per la determinazione del concorso da parte degli utenti al costo delle prestazioni del sistema integrato, sulla base del principio della progressività in ragione della capacità economica dei soggetti e nel rispetto dei principi di cui al d.lgs. 31 marzo 1998, n. 109”.

Un altro fattore di iniquità è rappresentato dal numero esiguo delle fasce. Una tariffazione progressiva per classi di reddito è tanto più iniqua quanto minore è il numero della fasce in quanto un cittadino con una situazione economica di poco superiore al limite previsto dalla soglia si trova a pagare tanto quanto il cittadino con una situazione economica di poco inferiore al limite superiore dello stesso scaglione. Si potrebbe obiettare che non ci sono grandi differenze tra i ticket per le diverse fasce, ma questo risulterebbe vero solo nei casi di un uso occasionale di farmaci e non lo è per coloro che, soggetti a malattie croniche, devono ricorrere sistematicamente alla cura farmacologica e al monitoraggio del loro stato di salute, che su base annua si traduce in cifre tutt’altro che trascurabili.

Infine ci si chiede il modo con il quale sono stati individuati i valori soglia delle fasce, se cioè essi tengono conto della reale situazione in Emilia-Romagna sia per quanto riguarda la distribuzione del reddito sia rispetto alle diverse tipologie di cittadini dal punto di vista dello stato di salute, quindi della necessita di farmaci, visite, esami.

Per evitare di aumentare il grado di iniquità già presente nella società regionale, tra l’altro acuito dalla perdurante crisi economica, si ritiene necessario un lavoro congiunto tra Regione e Associazionismo, sull’esempio di quanto si sta facendo su altri provvedimenti, anche per evitare facili scorciatoie come quella adottata in altre Regioni che hanno lasciato al cittadino la facoltà di scegliere tra reddito individuale e reddito familiare in base ad un proprio calcolo di convenienza. Niente è più iniquo che fare parti uguali tra diseguali.

Associazione Venite alla Festa

Famiglie per l’accoglienza

Fondazione Ceis

Centro culturale Francesco Luigi Ferrari

Comunità Casa Regina della Famiglia

Comunità Familiare della Tenerezza

Comunità Cooperativa sociale Paideia

 

Modena, ottobre 2011