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Centro culturale Luigi ferrari

 Dal 22 dicembre al 6 gennaio Biblioteca e Archivio storico sono chiusi

BUONE FESTE!  

 

 

 

 

 

 

 

Occupiamo l'Emilia / Film inchiesta

 

 

OCCUPIAMO L'EMILIA è il film inchiesta dei tre giornalisti Stefano Aurighi, Davide Lombardi e Paolo Tomassone sull'avanzata della Lega Nord in Emilia-Romagna.
Sul blog del film sono disponibili il trailer, la rassegna stampa aggiornata e le informazioni per mettersi in contatto con gli autori.


Il video è stato realizzato anche con il contributo del Centro F. L. Ferrari.

Messaggio di Mona El Sayed

CONVOCAZIONE ASSEMBLEA SOCI

Messaggio inviato da Mona El Sayed, General Manager di Fair Trade Egypt, il 12 ottobre 2011, per spiegare le ragioni che l’hanno spinta ad annullare il suo viaggi in Italia, organizzato nel quadro di Equopertutti Altromercato

 

Cari amici di Altromercato e cari amici Italiani,

 

Saluti dall’Egitto in piena rivoluzione! Spero che stiate tutti bene! Oggi mi sarebbe piaciuto molto essere lì con voi, ma purtroppo non sono potuta venire a causa delle tristi vicende che sono successe nel mio paese domenica scorsa.

Anche se non sono lì presente, colgo l’occasione per condividere con voi alcune delle cose che siete venuti ad ascoltare.



Ecco a voi una rapida panoramica del quadro egiziano e di quello che sta succedendo:
Il messaggio più importante vorrei consegnare a voi oggi è: la nostra rivoluzione non è ancora finita.
Molte persone pensano che la nostra rivoluzione si sia conclusa a febbraio quando Mubarak si è dimesso, ma questo non è vero. Molti processi sono in corso in Egitto, ogni giorno, anche se i sui media internazionali non se ne parla molto, anche per il fatto che sono molti gli argomenti caldi all’ordine del giorno.

Tutto ciò rende il potere delle parole delle persone come voi e me molto importante per il mondo affinché la verità possa emergere.


In primo luogo tenete presente che gli egiziani nel gennaio del 2011 non si ribellarono ad una sola persona (Mubarak), ma si ribellarono ad un intero REGIME, un regime dittatoriale, caratterizzato da corruzione e ingiustizia sociale.

Questo è il motivo per cui, fino al momento in cui non avremo raggiunto la certezza di aver intrapreso la strada della democrazia e acquisito gli strumenti per arrivare alla giustizia sociale, continueremo la nostra rivoluzione.


La seconda cosa da tenere a mente e che molti si stanno domandando è chi siamo "Noi"? Chi sono quelli che portano avanti questa rivoluzione? E la mia risposta è: siamo semplicemente cittadini egiziani singoli che amano e vogliono liberare l'Egitto, noi non siamo politici, non siamo organizzati in partiti e non abbiamo un leader. Stiamo l
avorando e agendo insieme con un solo obiettivo: vogliamo “pulire” e ricostruire l'Egitto. Noi rappresentiamo diverse ideologie (liberali, progressisti, islamici e altri), ma questi non ha alcuna importanza in questo momento...noi lavoriamo tutti insieme per liberare l'Egitto.


Vediamo c
he cosa sta succedendo?

Il quadro politico non è roseo, ma neppure troppo negativo... stiamo vivendo molti eventi positivi e molte situazioni preoccupanti e ora proverò a condividerne alcune con voi:

 

Gli attori chiave:


1 - Il popolo egiziano:


- La massa in rivolta
- Gli inattivi pro - rivoluzione
- Gli inattivi contro la rivoluzione
- Coloro che ancora godono dei privilegi del vecchio regime
- Coloro che ancora non si sono resi conto di ciò che è successo ancora!
2 – Il Consiglio militare (che attualmente controlla il paese) e l'esercito;
3 - Il nuovo governo;
4 - I componenti del vecchio regime…che combattono ancora molto duramente
5 - I partiti politici (vecchi, che sono inutili e per lo più corrotti e i nuovi che stanno cercando di emergere)
6 - Pressioni da parte di soggetti internazionali e regionali che non vogliono questa rivoluzione continui


Sfide politiche che stiamo affrontando:

- La realtà della nuova politica in Egitto, è ancora troppo simile alla vecchia. Il regime di Mubarak non è ancora acqua passata; sta ancora ostacolando la rivoluzione in corso con grande forza e non si arrenderà facilmente. Stanno cercando di tornare sulla scena politica (sia il presidente, che i parlamentari che i politici a livello locale) ma con facce e nomi nuovi.
- I militari non stanno mantenendo la promessa di rivoltarsi contro il governo a favore della popolazione civile. Stanno cercando di rimanere in una posizione neutrale, ma noi stiamo cercando di portali dalla nostra parte sperando che possano essere accanto al popolo.
- Il popolo egiziano è ancora governato dalla “legge di emergenza”... questa è una delle nostre maggiori frustrazioni, contro cui abbiamo cominciato a protestare già 8 mesi fa. E lo stiamo ancora facendo.

- I nuovi partiti politici stanno cercando di strutturarsi e trovare un loro posto nelle manifestazioni di piazza per partecipare ed essere in prima linea…ed è un compito molto ruolo per la strada con la gente ed essere impegnato...è un compito molto intenso.


Cosa siamo riusciti ad ottenere fino ad ora:

Anche se ci sono ancora molto lavoro da fare, le frustrazione sono molte perché speravamo che la ricostruzione dell’Egitto sarebbe stata più veloce e facile, dobbiamo riconoscere i numerosi successi ottenuti fino ad ora.

A mio avviso, anche se potrei menzionare tanti risultati politici che materiali in Egitto da gennaio ad oggi, il risultato più importante sono le persone e il cambiamento in molti egiziani, perché sono questi gli elementi decisivi che cambieranno il paese un po’ per volta.

 

Come popolo:

- Milioni di persone con i loro gesti ribelli hanno infranto la barriera della paura ... .. almeno quei milioni di egiziani che hanno aderito alla rivoluzione non hanno più paura della polizia, degli arresti e di nient’altro. Siamo liberi dal di dentro.
- Abbiamo riscoperto il potere dei giovani e delle donne egiziane.... E 'stato sorprendente vedere come i giovani che tutti consideravano isolati e distaccati dal paese si sono dimostrati disposti a dare veramente la vita per amore dell'Egitto. Nessuno credeva che questo potesse accadere. Allo stesso modo è stato straordinario vedere le donne così impegnate e ora tutti parlano del forte ruolo che esse hanno giocato nella rivoluzione dall'inizio fino ad oggi.

-         Abbiamo ritrovato la dignità come egiziani .... Di fronte a noi stessi dopo una lunga umiliazione a causa del vecchio regime e nei confronti della nostra regione e del mondo.
- Abbiamo acquisito una maggiore voglia di partecipare e una maggiore consapevolezza soprattutto dal punto di vista politico.

-        
- Abbiamo ricominciato a sorridere…Gli egiziani, che per natura sono persone dotati di grande senso dell'umorismo, lo avevano perso prima del gennaio 2011 e in qualche modo dopo l’inizio della rivoluzione abbiamo ripreso a sorridere.
Così vedete milioni di egiziani si sono liberati delle loro paure, hanno riacquisto la dignità rubata loro, si sono ripresi il sorriso e soprattutto la speranza di essere chi siamo e vivere in modo dignitoso, orgogliosi e pace .... Non è forse un grande risultato?

 

Dal punto di vista politico:

- le dimissioni di Mubarak, il Parlamento è stato sciolto e la costituzione decaduta;
- abbiamo cambiato governo, anche se non lo riteniamo un risultato soddisfacente e lavoreremo per cambiarlo ancora.

- la tortura e altre pratiche inumane sono state messe in luce e il ministero della sicurezza interna (polizia) è in via di ristrutturazione anche se procede lentamente.

- il vecchio regime è sotto giudizio;

- i governatori sono stati cambiati;

- Corte ha approvato la fine del National Democratic Party (NDP) (partito corrotto del vecchio regime) e le sue competenze dovrebbero passare in capo al governo. Stiamo discutendo una legge per evitare che coloro che ne facevano parte entrino nella vita politica del paese per lo meno nei prossimi anni.

- Sono stati istituiti nuovi partiti politici sono istituiti (di cui 3 che sono liberali moderati e che includono i giovani della rivoluzione)

- sono stati indetti molti scioperi per far saltare teste di uomini corrotti nelle università, sindacati e organizzazioni e fabbriche.


Perché io non sono con voi oggi:

Come detto ci sono giorni di buoni e giorni cattivi ... Domenica scorsa è cominciato un periodo duro e quando ciò accade, credo che l'Egitto abbia bisogno di ognuno dei suoi figli e figlie di affrontare il male e fare in modo di tornare in carreggiata per raggiungere gli obiettivi della rivoluzione. Io credo che essere qui in Egitto è un dovere da cui non mi posso sottrarre.
In breve domenica scorsa ha avuto luogo un incidente tra i molti verificati a causa del Consiglio militare o degli uomini del vecchio regime o entrambe insieme con l’obiettivo di spargere fango sulla rivoluzione e farla apparire come qualcosa di negativa in modo da far perdere loro la fiducia in essa.
Essi stanno cercando di arrestare gli sviluppi e cambiamenti che la rivoluzione sta cercando di portare avanti, non vogliono che l'Egitto intraprendere la strada della democrazia. L'unica differenza nel caso dell’incidete della scorsa domenica è che le violenze è stata scatenata in modo troppo duro e ha comportato la morte di almeno 25 egiziani innocenti e migliaia feriti.


Ecco la dinamica: un gruppo di cristiani, (in totale sono il 9% della popolazione Egitto), sostenuto da molti musulmani, ha organizzato un corteo pacifico per protestare contro alcune violazioni dei diritti Cristiani e per chiedere l’ottenimento di altri diritti fondamentali. Durante la manifestazione, il gruppo è stato circondato dalle forze armate, è così esplosa la violenza e la situazione è diventata molto calda e sanguinosa...I militari hanno attaccato ... le cause e le ragioni che li hanno mossi non sono ci chiare, ma quello che sappiamo per certo è che è stato un modo per attaccare la rivoluzione.


Noi comunque non ci fermeremo, questa settimana stiamo lavorando per un cambio del governo e affinché i responsabili di quelle violenze paghino. Tutti noi abbiamo un ruolo in questo.


La mia ultima riflessione:

La domanda non è dove sta andando l'Egitto? O se raggiungerà i suoi obiettivi attraverso la rivoluzione? ... La domanda è: quando ciò avverrà? Perché siamo sicuri, prima o poi, ci riusciremo. Siamo molto determinati, è un nostro diritto e lo otterremo.



Una nota molto personale:

Vorrei ringraziare voi (squadra di Altromercato, ma anche molti italiani) per il vostro sostegno personale per me e per la rivoluzione egiziana da quando ci siamo incontrati lo scorso gennaio.

La maggior parte di voi sanno che sono rimasta bloccata in Italia per i primi giorni della rivoluzione e vorrei dirvi che siete stati quelli che hanno dato senso al mio essere lì e siete stati l'unico motivo per cui sono riuscita a sopravvivere a stare lontano dall'Egitto. Se non fosse stato per il vostro interesse nel sentire da me i racconti sull'Egitto e la sua rivoluzione e tutto il vostro aiuto nel mettermi in contatto con i media e la gente in Italia ... il mio viaggio in Italia sarebbe stato del tutto inutile per il mio popolo egiziano. Ha dato un senso e una missione ai miei giorni in Italia e io vi sono molto grata.

[…]
Questa rivoluzione è sicuramente la cosa migliore che sia mai successo a me e molte migliaia di egiziani. Ha portato la speranza, una missione e un ruolo al nostro amato Egitto. Un paese che vi invito a visitare non solo a sentire la storia e la cultura ma anche di sentire l'amore e la determinazione della sua gente.


Grazie ancora.


Mona El-Sayed

 

 

 


Date: 12 Oct 2011

Dear friends of CTM & Italy,

Greetings from revolting Egypt! I hope my message finds you all well & I wish I were with you today if it had not been for the sad happenings that took place in our country last Sunday. Even though I am not with you, I would like to take this chance offered to me through the kindness of Elisa Dolci to translate, to share with you some of what you were kindly anxious to hear.

A quick overview of the Egyptian picture and what is going on:

The most important message I would like to deliver to you today is: Our revolution is not over yet. Many people think that our revolution ended in February when Mubarak stepped down but this is not true. A lot is going on in Egypt, each and every day even though international media is not communicating enough as they have other more hot topics in the world to focus on. This makes the power of words of the individuals like you and me very important for the world to know the truth.

First keep in mind that Egyptians did not revolt in Jan 201 against a person (Mubarak), we revolted against a REGIME, a regime of corruption, dictatorship and social injustice. That is why until we reach a confidence that we are on the road of democracy and in the way of bringing social justice we will keep revolting.

The second thing to keep in mind and which many are asking about is who are the “We”? Who are those revolting? And my answer is: We are simply individual Egyptians who love & want to free Egypt, we are not politicians, or organized by parties or even have a leader. We work and link together only by the one motivation that we want to clean and re-build Egypt. We represent different ideologies (liberal, left, Islamic & other) but these does not matter at the point…. We work together some way or another to free Egypt.

What is happening?

The political picture is not too rosy but also not too black… there is a lot of good and bad that are happening and herein I try to share with you part of it:

The Key Players:

1-      The Egyptian people:

-          The Revolting mass

-          The idle – pro revolution

-          The idle – criticizing group

-          The old regime beneficiaries

-          Those not realizing what happened yet!!!

2-      The military council (currently the president) & the army;

3-      The new government;

4-      The remaining old regime members… who are fighting really hard

5-      Political parties (old who are useless and mostly corrupt & new who are trying to emerge)

6-      International and regional pressures that do not want this revolution to continue

Political challenges we are facing:

-          The reality on the new political Egypt, it is still too similar to the old. Mubarak Regime is not a history yet; it is fighting the revolution really hard and will not surrender easily. They are trying to come back to the political scene (as president and parliament members and local councils) but with different faces and names.

-          The military is not turning the government over to the civilians as it promised to do. They are trying to stay there but we are fighting back & determined to have it civic ruling.

-          The people of Egypt are still under the emergency law … one of the main frustrations we protested back about 8 months ago. We are protesting against that still.

-          New political parties are trying to set themselves up and find a role in the street with the people and be engaged… one very hectic task.

But what did we achieve so far:

Even though there are still so much to be done and there is a lot of frustration & wishes that re-building Egypt would have gone faster and smoother, there is so much we have achieved so far. And in my opinion and though there are a lot of political and material successes that we achieved in Egypt since January till now but the most important achievements are the people and the change in many Egyptians because these are the ones that will change the country one bit at a time.

The People:

-          Revolting millions broke the barrier of fear….. at least those millions of Egyptians who joined the revolution are not afraid anymore not from police, arresting or anything. We are liberated from within.

-          Re-discovering the power of young Egyptians and women…. It was amazing to see how young people who everyone saw that they are so isolated and have been de-attached from the country are willing to really give their lives in love of Egypt. No one believed this could happen. It was also so amazing how to see women are so involved and everyone now is talking about the strong powerful role the women had in the revolution from the beginning till now.

-          Regained Egyptian dignity…. In front of ourselves after a long humiliation by the old regime and in front of our region and the world.

-          Increased involvement and awareness especially politically.

-          We are laughing again J …. The Egyptians who by nature are people of great sense of humor had lost that before Jan 2011 & somehow since the revolution started we are back laughing all the time.

So you see at least millions of Egyptians have broke their fear, gained back our dignity, our smile and above all the hope to be who we are and live in dignity with pride and peace…. Isn’t that just a great achievement?

Political:

-          Mubarak stepping down, parliament cancelled & constitution dropped;

-          Government changed even though not exactly satisfactory but we will change it again J;

-          The interior security ministry (Police) torture and bad practices are mostly discovered & restructuring is happening even though slowly;

-          Old regime trials;

-          Governors changed;

-          Court approved the end of the National Democratic Party (NDP) (corrupted party of the old regime) and its assets should go to the government. We are now discussing law to prevent those who were in it to be part of the political life for the coming few years at least.

-          New political parties are set up (including 3 that are moderate liberal and including young people of the revolution)

-          A lot of strikes to change corrupted heads in universities, syndicates and bug organizations and factories.

Why I am not with you today:

As mentioned there are days of good and days of bad… Last Sunday we started some days of bad and when that happens, I believe Egypt need every one of its sons and daughters to correct the bad and get it back on the track of achieving the revolution demands. I believe just being here in Egypt is a duty that I cannot fail to do.

What happened in brief last Sunday is one accident of many that have been happening by either the military council or old regime men or both together to make the revolution look bad to all the Egyptians and to make them lose faith in it. They are trying hard to stop the developments & change the revolution is trying to make, they do not want Egypt to really take the road to democracy. The only difference in that Sunday accident is that the violence erupted too hard and it got bloody as at least 25 innocent Egyptians were killed & thousands hurt.

It was a group of Christians, (in total they are 9% of Egypt populations), supported by many Muslims, demonstrating in an organized & peaceful march to protest against some violation for the Christens rights & demand some basic ones of them. While in the demonstration and though surrounded by the army forces, violence erupted & things turned bloody and military officers attacked… the whole cause and reasons are not clear to us but what we know for sure was that it was a way to attack the revolution.

We will not stop and we are pushing this week to change the government and hold those responsible of the violence accountable. So each person has a role here.

My Last Statement:

The question is not where is Egypt going? Or if it will achieve its revolution objectives?... The question is when would it do that? Because we are sure sooner or later we would achieve it. We have very high determination and we have the right to go there and we will.

 

A Very Personal Note:

On a very personal note, I would like to thank you (CTM team but also lots of Italians) for your personal support to me & to the Egyptian revolution since we met last January and as the revolution started. Most of you know that I was stuck in Italy for the first few days of the revolution & I would like to tell you that You were the ones that gave meaning and the only reason I managed to survive being away from Egypt. If it had not been for your interest to hear from me about Egypt and its revolution and all the help you made to link me to media and people of Italy… I would have been totally useless for my Egyptian people. You gave a meaning and a mission to my days in Italy and I am so grateful to you. I am more grateful to Elisa, Gaga & Giorgio and CTM staff for their role. I am especially in debt to Elisa and Gaga who translated my words to you in passion and truth that I cannot forget.

Fair Trade Egypt is also grateful to CTM and in its support to our artisans by purchasing from us. Please buy all the Egyptian products they imported because we want to send them more and more J Another special thanks to Daniella and her team.

This revolution is surely the best thing that ever happened to me and many thousands of Egyptians. It brought hope and mission and a role to our beloved Egypt. A country that I invite you to come and visit not only to feel history & culture but also to feel the love and determination of its people.

Thanks again.

Mona El-Sayed

 

Lettera aperta alla Regione Emilia-Romagna sui ticket

Lettera aperta alla Regione Emilia-Romagna sui nuovi ticket per farmaci, visite ed esami

Con questa lettera si intende far presente, da una parte, che il sistema di welfare regionale dovrebbe essere caratterizzato da un maggior tasso di equità e, dall’altra, migliorare l’informazione su un tema tanto importante quanto difficile da affrontare come, appunto, l’equità.

Il recente provvedimento della Regione Emilia-Romagna in merito ai nuovi ticket per farmaci, visite ed esami rivela alcune grossolane sviste su temi ampiamente noti nella letteratura specialistica e nelle prassi degli Enti erogatori di servizi.

Pur consapevoli della complessità del problema si intende evidenziare alcuni aspetti che non sembrano presenti nella regolamentazione dei ticket e che forse sono poco conosciuti dall’opinione pubblica:

La qualità del benessere di una persona dipende, nel bene come nel male, anche dal proprio nucleo familiare. Ciò è tanto più vero se si considera la situazione economica. È facilmente intuibile che uno stesso reddito, ad esempio di 20.000 euro, ha un impatto diverso se il nucleo familiare è composto da una sola persona piuttosto che da 2, 3 o più persone. Questa regola elementare è stata completamente ignorata dal provvedimento regionale in quanto si considera il reddito complessivo lordo del nucleo familiare fiscale sul fronte della produzione del reddito e non su quello della sua redistribuzione.

Altro problema noto riguarda la natura del reddito, in quanto si continua a considerare il solo reddito complessivo lordo mentre sul fronte delle entrate ci sono altri redditi non soggetti ad imposta che tuttavia concorrono a formare il cosiddetto reddito netto. Colpisce anche il fatto che non si faccia riferimento ad un anno specifico per cui paradossalmente una persona potrebbe autodichiarare un reddito degli anni in cui c’era ancora la lira.

A questo punto viene spontaneo chiedersi perché non è stata applicata una legge regionale che, pur pensata per l’ambito sociale, prevede l’utilizzo del cosiddetto Isee (indicatore della situazione economica equivalente) che oltre a considerare i redditi considera anche il patrimonio, in quanto concorre a definire la situazione di ricchezza o meno di un soggetto, e soprattutto prevede un coefficiente numerico basato sulla numerosità e sulla composizione del nucleo familiare che consente, appunto, di confrontare famiglie diverse. Ci si riferisce all’art. 49 della L. R. n. 2 del 12 marzo 2003, “Norme per la promozione della cittadinanza sociale e per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali”, che rispetto alla compartecipazione al costo delle prestazioni prevede che il “Consiglio regionale, con propria direttiva, definisce i criteri per la determinazione del concorso da parte degli utenti al costo delle prestazioni del sistema integrato, sulla base del principio della progressività in ragione della capacità economica dei soggetti e nel rispetto dei principi di cui al d.lgs. 31 marzo 1998, n. 109”.

Un altro fattore di iniquità è rappresentato dal numero esiguo delle fasce. Una tariffazione progressiva per classi di reddito è tanto più iniqua quanto minore è il numero della fasce in quanto un cittadino con una situazione economica di poco superiore al limite previsto dalla soglia si trova a pagare tanto quanto il cittadino con una situazione economica di poco inferiore al limite superiore dello stesso scaglione. Si potrebbe obiettare che non ci sono grandi differenze tra i ticket per le diverse fasce, ma questo risulterebbe vero solo nei casi di un uso occasionale di farmaci e non lo è per coloro che, soggetti a malattie croniche, devono ricorrere sistematicamente alla cura farmacologica e al monitoraggio del loro stato di salute, che su base annua si traduce in cifre tutt’altro che trascurabili.

Infine ci si chiede il modo con il quale sono stati individuati i valori soglia delle fasce, se cioè essi tengono conto della reale situazione in Emilia-Romagna sia per quanto riguarda la distribuzione del reddito sia rispetto alle diverse tipologie di cittadini dal punto di vista dello stato di salute, quindi della necessita di farmaci, visite, esami.

Per evitare di aumentare il grado di iniquità già presente nella società regionale, tra l’altro acuito dalla perdurante crisi economica, si ritiene necessario un lavoro congiunto tra Regione e Associazionismo, sull’esempio di quanto si sta facendo su altri provvedimenti, anche per evitare facili scorciatoie come quella adottata in altre Regioni che hanno lasciato al cittadino la facoltà di scegliere tra reddito individuale e reddito familiare in base ad un proprio calcolo di convenienza. Niente è più iniquo che fare parti uguali tra diseguali.

Associazione Venite alla Festa

Famiglie per l’accoglienza

Fondazione Ceis

Centro culturale Francesco Luigi Ferrari

Comunità Casa Regina della Famiglia

Comunità Familiare della Tenerezza

Comunità Cooperativa sociale Paideia

 

Modena, ottobre 2011

 

Lettera alle associazioni cattolico-democratiche

Alle Associazioni che si riconoscono nella ispirazione cattolico democratica

Alle Associazioni che si riconoscono nella ispirazione cattolico democratica

 

Forse non è più tempo di “Appelli” solenni, come quello di don Sturzo del 18 gennaio 1919 “a tutti gli uomini liberi e forti”, ma certamente la situazione attuale, caratterizzata dalla grave crisi economica che rivela una ancor più grave crisi sociale e politica, richiede a tutti un’assunzione di responsabilità. E noi riteniamo che la richieda, in particolare, ai cattolici che si richiamano alla tradizione cattolico-democratica.

Alcune associazioni che si ispirano a tale tradizione (“Argomenti 2000”, “Città dell’uomo”, “Rosa bianca”, “Agire politicamente”), si sono dati informale appuntamento, nello scorso autunno, non solo per condividere la comune preoccupazione e indignazione dinanzi al miserevole spettacolo di quella congiuntura politica (spettacolo, poi, sistematicamente protrattosi nel tempo), ma anche per interrogarsi sull’eventuale opportunità di unire le singole energie, al fine di rendere più incisiva la condivisa sensibilità culturale-politica e dare visibilità ad una presenza significativa del cattolicesimo democratico nel nostro contesto sociale e politico.

Dopo i primi contatti si è deciso di passare parola ad altri amici e amiche che sapevamo sulla medesima lunghezza d’onda. Così è stato.

Nel mese di aprile 2011 il documento “Oltre l’indignazione, bisogno di futuro” è stato sottoscritto da numerose associazioni e così, passo dopo passo, il numero delle adesioni si è allargato.

Alle sigle associative di partenza, si sono, infatti, affiancate quelle che sottoscrivono la presente proposta, ma sono solo una piccola parte di tutte quelle che operano sul territorio, dando luogo a quel vitale arcipelago associativo che può diventare un serbatoio di speranze di futuro per il nostro Paese.

Dagli incontri sin qui avuti è emersa, con sempre maggiore chiarezza, la centralità della “questione democratica” e il convincimento secondo cui valori/sensibilità/stili/metodi della cultura socio-politica rifacentesi alla tradizione cattolico-democratica risultano straordinariamente attuali e, pertanto, meritevoli di essere riproposti senza incertezze, evitando, per altro, di ridurli a pure enunciazioni di principi astratti, incapaci di misurarsi con le sempre nuove sollecitazioni del divenire storico. Più che preoccuparci di stilare una “lista” di tali orientamenti valoriali, fatalmente soggetta al rischio di lacune, negli incontri in questione ci è parso di dovere sottolineare che, in fondo, oggi dirsi cattolico-democratici significa riconoscersi dentro l’orizzonte culturale e valoriale delineato da due grandi punti di riferimento: la Costituzione repubblicana del 1948 e il Concilio Ecumenico Vaticano II. Giuseppe Lazzati, indimenticato Maestro di molti di noi, li indicava come le due “stelle polari” per il cammino del laicato.

Certo, non basta affermare, genericamente, di rifarsi alla Costituzione e al Concilio. Bisogna sapere “leggere” e, in qualche modo, “reinterpretare” quel testo e quell’evento. Si tratta, infatti, di portare a evidenza il plesso di principi/valori/esigenze/sollecitazioni che, opportunamente “mediati” in rapporto al nostro tempo, ci consenta di definire le coordinate essenziali per concorrere a delineare (e edificare) un modello di “città” e di convivenza “a misura d’uomo”, direbbe sempre Lazzati ed oggi, accogliendo il linguaggio di genere, preciseremmo “a misura dell’umano”.

Negli incontri di cui s’è detto sono così emerse alcune “parole-chiave” che, oltre ad ottenere pieno consenso dei presenti, costituiscono assi portanti di una cultura socio-politica coerente con la tradizione cattolico-democratica. Proviamo a nominarle: democrazia, uguaglianza, cittadinanza, laicità, partecipazione, pluralismo, giustizia, etica pubblica, dialogo, solidarietà, accoglienza… La lista potrebbe continuare. Basta però l’esemplificazione fornita, con l’avvertenza, ribadiamo, che non è più tempo d’inconcludenti declamazioni retoriche e generiche: occorre, invece, riuscire a declinare in modo credibile ciascuna “parola-chiave”, commisurandola ai problemi reali sul tappeto. Nei loro contesti di presenza, le nostre associazioni già operano in quella direzione. Gli incontri svolti ci hanno però confermati circa la necessità di dare più forza alle singole voci, predisponendo strumenti idonei a tale scopo.

Abbiamo pertanto pensato che, per incominciare, potesse essere utile l’avvio di un portale, come mezzo e “luogo” di raccolta, condivisione, amplificazione delle nostre riflessioni, prese di posizione, proposte. Ci siamo intesi sul nome da assegnargli: Costituzione Concilio Cittadinanza. Per una rete tra cattolici e democratici. Si sta procedendo alla definizione del progetto, incominciando dagli aspetti di carattere tecnico-informatico.

Il portale costituisce anche strumento per agili forme di conoscenza e di collegamento tra le medesime associazioni, per eventuali interventi “unitari” su questioni dell’attualità socio-politica, tramite “pronunciamenti”, focus, discussioni.

Dare visibilità ad una presenza significativa e caratterizzata dei cattolici democratici e, nel contempo, favorire la reciproca conoscenza fra le persone e fra le diverse realtà associative, passo iniziale di un collegamento fra di esse agile, “leggero” e auspicabilmente duraturo, abbiamo poi pensato di convocarci a Roma, nei giorni sabato, 19 (pomeriggio-sera) e 20, domenica (mattina) novembre p.v. in una prima assemblea pubblica.

Il programma che uniamo prevede una prima parte dedicata alle ragioni della presenza dei cattolici democratici nell’attuale situazione sociale e politica del paese ed alla centralità della “questione democratica” ed una parte dedicata alla evidenziazione di alcuni dei più significativi nodi che caratterizzano l’attuale congiuntura socio-culturale e politica. Un momento importante dell’assemblea sarà dedicato, nella serata di sabato 19, alla costituzione della struttura di collegamento fra realtà associative ed alle modalità di gestione del portale: dovrà trattarsi di una vera assemblea costituente aperta alla più ampia possibilità di adesione.

Grande spazio, lungo tutto il corso dell’incontro, dovrà essere dedicato all’intervento ed al confronto fra i partecipanti.

A scanso di equivoci, ci teniamo a precisare che siamo solo all’inizio del cammino e i passi compiuti assumono ancora carattere di “provvisorietà”: l’assemblea di Roma intende essere momento “costituente”, per definire e costruire insieme ipotesi progettuali, che potranno poi avere nel supporto del portale uno strumento di grande rilievo.

Le sigle proponenti si pongono, pertanto, non come “madri fondatrici”, ma, più umilmente, come “compagne di strada”, che hanno dato il “là” a un cammino comune da edificare insieme.

E sarebbe molto bello e significativo che aderiste anche Voi, con la vostra associazione. In una congiuntura della storia italiana così bassa e deludente, c’è un grande bisogno di unire le forze per far circolare aria fresca. Siamo convinti che le idee elaborate con tanto impegno e intelligenza dalla tradizione cattolico-democratica e “rivisitate” secondo le suddette avvertenze costituiscano un patrimonio a cui attingere per innervare nel dibattito civile e socio-politico nazionale un genuino “supplemento d’anima”.

Per questo, sentiamoci, tutti e tutte, impegnati a fare dell’assemblea di novembre un evento largamente partecipato.

Ci auguriamo, pertanto, che la Vostra risposta possa essere positiva e, comunque, vi aspettiamo vivamente all’incontro romano! Intanto vi ringraziamo per la cortese attenzione e vi porgiamo i più cordiali saluti.

 

Agire Politicamente, Argomenti 2000, Città dell’uomo (Milano, Roma), Rosa Bianca, Cristiano Sociali, Fondazione “Persona, comunità e democrazia”, Il Borgo (Parma), Istituto De Gasperi (Bologna), Persone e città (Torino), Antropolis (Milano), Centro Francesco Luigi Ferrari (Modena), Polis (Legnano), Il Progetto ( Ferrara), Appunti Alessandrini (Alessandria), Centro studi “Sen. Antonio Rizzatti" (Gorizia), Porta Stiera (Bologna), Ass. Centro Studi “Nuove Generazioni" (Rimini), Agorà Marche.

Notizie su Lech Walesa

LECH WALESA

LECH WALESA

                                                                                         

Biografia

 

Lech Walesa, nato il 29 Settembre 1943 a Popowo in Polonia, politico e attivista per i diritti umani, fondatore e Presidente di Solidarnosc, ex-Presidente della Repubblica Polacca, è stato premiato con il Premio Nobel per la Pace nel 1983.

Fin dalla gioventù, quando lavora nei cantieri navali di Gdansk nella Polonia sovietica, s’impegna nella lotta per la difesa dei diritti dell’uomo e dei lavoratori: nel 1970, a causa della partecipazione ad uno sciopero “illegale” viene arrestato e condannato ad un anno di reclusione, in seguito al quale comincia ad organizzare il primo sindacato indipendente antisovietico.

Nel 1980 viene data vita alla sua così detta “rivoluzione pacifica”, uno sciopero allargatosi dai cantieri navali a varie zone in tutto il paese. Le negoziazioni col Governo portano, per la prima volta, al riconoscimento del diritto di associazione in sindacati indipendenti: nasce Solidarnosc, di cui Walesa viene nominato Presidente.

Nel 1982 a causa dello stato di legge marziale, viene nuovamente incarcerato e dopo quasi un anno di reclusione, nel 1983 gli viene conferito il Premio Nobel per la Pace.

Fino al 1990 Walesa s’impegna per affermare l’autorità di Solidarnosc a livello politico, fino ad essere eletto, nel Dicembre 1990,  Presidente della Repubblica Polacca, carica che mantiene per 5 anni.

In seguito, ritiratosi dalla vita politica, rimane attivo nel campo dei diritti umani, grazie anche alla Fondazione “Istituto Lech Walesa”, fondata nel 1995.

http://www.nobelprize.org/nobel_prizes/peace/laureates/1983/walesa.html

 

 

 

Fondazione “Istituto Lech Walesa”

 

Fondata nel 1995, la Fondazione “Istituto Lech Walesa” (http://www.ilw.org.pl/en/), nasce con l’intento di difendere e promuovere la decentralizzazione e l’indipendenza, non solo a livello nazionale, ma anche internazionale.

Più nello specifico, la Fondazione si occupa di:

·        protezione dell’indipendenza nazionale

·        raccolta documentazione su Lech Walesa e la sua vita

·        studi sulla storia della Polonia

·        supporto ai processi di decentralizzazione

·        dialogo interculturale

·        educazione giovanile

·        promozione e difesa dei diritti umani.

 

La Fondazione ha inoltre fortemente promosso l’ingresso della Polonia nell’Unione Europea, e da allora porta avanti una forte attività promotrice anche all’interno delle sue istituzioni.

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Biblioteca

La Biblioteca del Centro Ferrari si sviluppa intorno al patrimonio librario costituito nel corso degli anni a supporto delle attività del Centro e degli interessi specifici dei suoi membri. Oltre a questo nucleo originario la Biblioteca conserva, organizza e rende disponibili all'esterno i volumi provenienti da alcune consistenti donazioni di enti e di privati, come il Centro di formazione politica 'Alessandro Coppi', il lascito di Ermanno Gorrieri e il piccolo fondo, risalente agli inizi del Novecento, costituito dalla biblioteca dell'Associazione studenti medi San Giovanni Bosco, detta il Paradisino.

 

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Archivio Storico

 

L´Archivio storico «Francesco Luigi Ferrari», dichiarato di notevole interesse storico dalla Soprintendenzaarchivistica per l’Emilia-Romagna del Ministero dei Beni e delle Attività culturali, raccoglie carte e documenti soprattutto sulla storia locale contemporanea e sul movimento cattolico modenese.

 

 

 

 

 


Vittorino Carra Solidarietà ONLUS

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