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Centro culturale Luigi ferrari

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Moro, pedagogo della democrazia

Settimana, n°21, 2008

Settimana, n°21, 2008

 

IL RICORDO DEL SUO PORTAVOCE A TRENT’ANNI DALLA MORTE

 

Moro, pedagogo

della democrazia

 

Per lo statista occorreva condurre all’evoluzione il paese, non con la logica del “muro contro muro”, ma attraverso l’unità, con il metodo di ricerca fondato sulla pedagogia della persuasione.

 

In tutte le lettere scritte dal nascondiglio dove è stato tenuto ostaggio delle Brigate Rosse per 55 giorni, ci sono tre costanti che si intrecciano: l’amarezza profonda, forte, radicale per il trattamento subìto e perché non si era voluto trovare una strada dignitosa per la salvezza; l’amore per la moglie, i figli e il nipotino; la rassegnazione cristiana, il piegarsi dell’animo e del cuore al mistero che regola la vita umana e il confidare in Dio.

 

Corrado Guerzoni, giornalista di origine modenese, quando ricorda Aldo Moro, del quale è stato per 19 anni portavoce e assistente alla comunicazione, lo continua a chiamare “onorevole Moro”. E, mentre cita episodi, discorsi e interventi dello statista, gli si legge in faccia la delusione per le “troppe omissioni” e le “poche ammissioni” a trent’anni dal rapimento e dall’uccisione, avvenuta il 9 maggio 1978 in un garage di Roma.

 

«È stato ammazzato quando aveva 61 anni e otto mesi circa, dunque nel fiore della maturità, persino giovane in base alle attuali aspettative di vita – scrive nel suo libro dal titolo Aldo Moro edito da Sellerio, appena uscito in libreria –. È stato eliminato con una ferocia bestiale da parte di chi si è arrogato il diritto, ma ha anche avuto, di fatto, il potere, di rapirlo dopo aver sterminato la sua scorta, di tenerlo prigioniero in condizioni inumane e, alla fine, di scaricargli addosso un caricatore di mitra». Poi la rabbia verso chi tradì la fiducia e l’amicizia; verso i dirigenti della Democrazia Cristiana; verso i brigatisti che, quando il “caso” non è ancora stato risolto del tutto, vanno come ospiti alle assemblee e alle trasmissioni.

 

La lista è lunga e inclemente verso alcune cariche dello stato e della chiesa: «Ho severo risentimento per coloro che trent’anni fa, partecipi del sinedrio, non ebbero timore che quell’uomo dovesse morire – dice –. Come il card. Caprio, che ad alcuni vescovi intenzionati a proporsi come ostaggi al posto di Moro, disse: «Vi diffido, troppa confusione, è bene che muoia uno. Tanti hanno rivisto le proprie posizioni, non tutti».

 

 

Abbiamo incontrato l’autore il 12 maggio scorso, in occasione del convegno Aldo Moro, al di là del “caso Moro” promosso dal Centro culturale Francesco Luigi Ferrari di Modena.

 

Guerzoni, lei è stato accanto a Moro per anni. Come interpretava da cattolico l’impegno politico?

La sua posizione è stata estremamente chiara nel discorso fatto al Congresso della DC di Napoli del 62, che è la piattaforma del suo ragionamento. Per Moro, un cattolico è un cattolico, una persona che ha un modo di vedere la vita e il mondo in una certa maniera. A questo lui rimane fedele, perché rappresenta la sua fede, il suo credo.

Quando si entra sul piano politico, non si può non tener conto dell’esistenza di altri che non sono cattolici, con i quali tuttavia si deve trovare un accordo perché si vive in una società, all’interno di uno stato per definizione laico. Bisogna quindi rendersi conto che ciò che può passare – il proprio modo di vedere, di sentire, la propria impostazione politica – è in relazione al rapporto che si deve instaurare con gli altri: quindi, non si riesce a far passare nella realtà tutto quello che sarebbe il modo di pensare più proprio di un cattolico, senza adeguamenti e adattamenti. E non vuol dire sconvolgimenti, ma semplicemente che il cattolico, sul piano politico, fa valere la sua responsabilità di laico cattolico, non coinvolge la chiesa in questo, perché la chiesa ha un’altra missione, ha un altro livello, ha un’altra altezza. Nella vita democratica vale il principio della maggioranza, quindi si deve operare in modo da allargare la sfera del convincimento, del dialogo, dell’intesa, senza però pensare di poter far passare integralmente e senza adeguamenti il proprio pensiero religioso.

 

 

– Moro è stato nella direzione nazionale della Fuci, ha stretto relazioni con i rappresentanti ecclesiastici. Ma non sempre i rapporti sono stati positivi.

I rapporti con le gerarchie sono stati diversi, nei vari tempi e in vari modi. Prima del rapimento, il presidente aveva certamente un rapporto con il mondo ecclesiastico. Anzi, nell’ultima fase è stato molto più concreto.

La posizione più dura, esplicita, ufficiale e formale con la gerarchia è stata in occasione dell’apertura ai socialisti. Anni dopo, circa l’apertura ai comunisti, questa tensione è stata meno evidente. Per Moro il paese stava vivendo un momento di difficoltà; c’erano due vincitori che avevano quasi gli stessi voti, due partiti che erano stati l’uno contro l’altro storicamente: bisognava evitare che si scontrassero e che ci fosse la guerra civile come risultato. In questa occasione, malgrado alcuni contrasti, il rapporto con i rappresentanti ecclesiastici è stato differente. Certo che, se Moro avesse continuato a vivere, avrebbe tenuto le sue relazioni come sempre.

 

 

– Anche con l’attuale gerarchia il Moro-politico si sarebbe confrontato?

Non sono in grado di dare una risposta, non saprei dire… Allora esisteva una chiesa che, ad un certo livello, predicava il vangelo. Poi c’era una struttura politica come la Cei che svolgeva una propria azione all’interno dello stato e della società per premere e far valere i propri punti di vista. Ma allora c’era una Democrazia Cristiana, c’era un partito dei cattolici italiani che filtrava tutto questo, per cui non si vedeva mai la chiesa esposta in modo brutale come era stato nel 52 quando il papa Pio XII volle la lista civica per le comunali di Roma perché non vincessero i comunisti e, imponendo a Sturzo di fare questa lista che poi De Gasperi rifiutò, ne venne fuori una gran polemica col papa che non volle più riceverlo. Salvo quella situazione, il pontefice non interveniva direttamente, anche se era nota la posizione polemica della Cei e in particolare del card. Siri.

Oggi la situazione è diversa. Io non entro nel merito perché non sono più in grado di farlo, ma mi sembra che il coinvolgimento della chiesa sia più diretto. Il papa, per esempio, parla della legge sull’aborto, mentre una volta non sarebbe stato il pontefice ad esporsi, ma avrebbe lasciato il compito a qualche altro. Oggi c’è una più diretta partecipazione della chiesa nei suoi livelli più alti nella realtà politica italiana approfittando del fatto che ora governino gli uni piuttosto che gli altri. Ho letto in questi giorni che si sarebbero lamentati per la mancanza di ministri cattolici; allora non era così: esisteva un partito di maggioranza che era formato da cattolici, il quale svolgeva questa mediazione e tutto questo avveniva all’interno.

Oggi, per la mancanza di questo partito, probabilmente la chiesa ha bisogno di entrare più direttamente per farsi sentire. Allora c’erano i cattolici come tali nella vita politica che assumevano in prima persona la responsabilità di essere loro a gestire nella realtà politica quello che poteva passare del messaggio cristiano. Il che non vuol dire che sia una violazione della laicità. Che il papa entri attivamente a parlare della legge 194 è una cosa abbastanza inedita. La situazione è un po’ cambiata.

 

 

Si può dire che Moro abbia lasciato un insegnamento cristiano?

Io considero l’onorevole Moro come un pedagogo della democrazia. Per lui i valori morali e religiosi vengono tradotti nella realtà sociale e politica, “nella vita democratica”, cioè accettando che la loro affermazione passi «non secondo l’assolutezza propria di questi valori, ma nella lotta, nel dibattito, nelle gradualità ed incertezze proprie della vita democratica», come ha lui stesso affermato. Ci sono, poi, delle applicazioni di quei valori, ci sono scelte concrete di ordine politico che nessun cristiano riterrebbe del tutto estranee ai supremi valori della vita morale e religiosa, ma esse «obbediscono alla legge di opportunità, di relatività, di prudenza che caratterizza la vita politica, che soprattutto risentono della necessità del confronto, si affermano nella misura in cui riescono a conquistare il maggior numero di consensi». Moro parla dell’unità che è antidoto al fascismo, che spezza le chiusure, le solitudini classiste, la superbia delle avanguardie; l’unità è il risultato dello stare insieme, dell’abituarsi a convivere. È in lui, nel profondo del suo animo, il retaggio dell’insegnamento cristiano non solo come contenuto di unità, ma anche come metodo di ricerca fondato sulla pedagogia dello stare insieme.

 

 

– Perché aveva tanta paura della destra?

Perché la destra è quella che vediamo oggi. Moro combatteva la destra non tanto perché è destra, ma perché era una minaccia incombente sulla Democrazia Cristiana, tendeva a fagocitare e a trascinare dalla sua parte, a dire alla DC “tu sei la sorella cattiva, devi stare con noi perché tutti siamo anticomunisti… il resto – democratici o no – conta meno”. Una DC di destra è quella che si è vista dopo la morte dello statista.

Se il comunismo, per l’onorevole Moro, era il nemico evidente, indiscutibile, da battere in campo aperto, nemico degno di un grande partito come la DC, la destra era invece il demonio interiore, il cancro segreto nei confronti del quale, nel partito, nell’elettorato d’ordine, nel mondo cattolico esisteva una conclamata eppure tenace “familiarità”, una fatale predisposizione.

 

 

– Si può quindi dire che è stato profetico?

Certo. La DC è morta per tante ragioni, ma fondamentalmente perché non si è più opposta alla destra. Lui diceva: bisogna stare contro la destra con un metodo democratico; noi dobbiamo essere presenti nella vita del paese non facendo l’armata Brancaleone di “tutti contro i comunisti”… Si trattava di fare una politica democratica: il confronto col Partito Comunista doveva essere responsabile, fatto di progetti, di modi di concepire la vita: era tutta un’altra impostazione. Oggi la situazione politica è completamente cambiata; la politica intesa da Moro, da Fanfani e da altri era tutta diversa. Oggi è una sorta di gestione amministrativa fatta di gente pragmatica, che mette su delle cose, non educando la gente ma sedendosi sul sentimento della gente. La gente è vero che ha paura, ma non è che questa sia stata indirizzata, guidata, placata, rasserenata. No, sulla paura della popolazione si è appiccato il fuoco.

 

 

– Moro avrebbe avuto rapporti con gli attuali politici italiani?

La situazione non è paragonabile. Se Moro fosse stato vivo, gli sviluppi sarebbero stati certamente diversi. La politica che Moro aveva immaginato, dopo la sua morte è durata qualche mese e poi si è spenta. Se quella volta Moro fosse stato vivo, l’incontro con i comunisti sarebbe stato tentato…

 

 

a cura di

Paolo Tomassone

 

Il potere dell'amore - Scheda progetto 75° Ferrari

 

 

 

«Il potere dell'amore»

Scheda progetto

 

Nel 2008 ricorre il 75° anniversario della morte di Francesco Luigi Ferrari avvenuta il 2 marzo del 1933 a Parigi. Il Centro culturale a lui intitolato intende cogliere questa occasione per proporre un percorso di riflessione, dibattito e ricerca volto a promuovere la partecipazione attiva e il coinvolgimento dei cittadini e della intera comunità locale su temi quali:

- la sperimentazione di metodi e strategie che possano incidere sul benessere socio-economico del territorio e sulla sua capacità di innovarsi e migliorare la qualità della vita;

- la promozione tra i giovani e le famiglie dei valori dell’impegno civile, culturale e solidaristico, con particolare attenzione alla responsabilizzazione delle nuove generazioni.

- la salvaguardia dell’ambiente e del territorio.

Il motivo conduttore è sintetizzato nel tema che dà il titolo al progetto: “Il potere dell'amore”, che vuole indicare, in sintesi, la “passione agapica per l’uomo” che si coglie nello stile di vita che ha caratterizzato sia la dimensione pubblica che la dimensione privata di Ferrari e che è altresì documentata nella ricca elaborazione culturale e politica raccolta nella sua opera. Il progetto verrà cofinanziato attraverso un contributo concesso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena.

Obiettivi specifici

- Celebrare il 75° anniversario della morte di Francesco Luigi Ferrari (1933-2008) proponendo una riflessione sulla forza innovatrice e sulla bellezza dell’amore nell’intento di proporre una metodologia di lavoro e una chiave di lettura del mondo contemporaneo ispirata alle vita e alle opere di Francesco Luigi Ferrari.

- Approfondire la conoscenza della nostra realtà territoriale promuovendo uno spazio di riflessione e approfondimento sulla città di Modena attraverso la realizzazione e la diffusione di una ricerca sui cittadini modenesi.

- Promuovere un percorso di formazione e responsabilizzazione che abbia come filo conduttore il tema dell’amore e delle sue potenzialità di rinnovamento, principalmente rivolto alle nuove generazioni e alla famiglia ed incentrato sui valori dell’impegno civile, della partecipazione alla vita politica e della giustizia sociale.

- Promuovere la partecipazione attiva dell’opinione pubblica e degli attori economici profit e no profit del nostro territorio in politiche volte al rispetto, conservazione e valorizzazione della natura e della qualità dell’ambiente di vita, nonché la diffusione delle nuove tecnologie energetiche quali scelte di responsabilità verso la città e i suoi abitanti.

 

Beneficiari

Beneficiari dell’iniziativa saranno tutti gli attori del territorio locale della provincia di Modena.

In particolare verranno coinvolti i cittadini interessati a cambiare il proprio stile di vita verso una maggiore responsabilità e impegno civile; i giovani interessati ad approfondire la conoscenza di sé e dei propri coetanei partendo da un sentimento tanto importante quanto banalizzato; tutte le associazioni (di volontariato, di promozione sociale, culturali, sindacali e di categoria) interessate a sviluppare una riflessione che, partendo dai diritti applicati o negati sul nostro territorio, apra in maniera più convinta alla reciprocità; gli attori economici che operano nel settore sociale ed ambientale e i giovani che intendono avviare un’attività imprenditoriale; gli educatori attivi sia nel sistema scolastico sia nelle associazioni educative al fine di offrire elementi di conoscenza sul mondo giovanile e le loro rappresentazioni per migliorare la capacità di relazione e di ascolto.

Attività previste

Il progetto, di durata biennale (2008-2010) , prevede le seguenti attività:

-          Pubblicazione di un volume dal titolo “Il potere dell’amore.

Presso l'Archivio storico del nostro Centro è stata depositata dalla famiglia di Ferrari una serie di lettere inedite scritte nel primo dopoguerra dallo stesso Ferrari alla moglie Lina. Questo carteggio, che rappresenta una fonte fondamentale per comprendere la personalità di Ferrari e per capire come in lui si fondano impegno politico e vita privata, verrà pubblicato in un volume, arricchito da una introduzione storica e da una analisi dei testi.

-          Organizzazione di una serie di eventi di informazione, dibattito e approfondimento.

Si intende realizzare un convegno dedicato alla celebrazione del 75° anniversario della morte di Francesco Luigi Ferrari (1933-2008) che avrà un duplice taglio: storico e di approfondimento sull’attualità sociale e politica.

Sono previsti inoltre incontri di approfondimento tenuti da esperti e testimoni su alcuni dei temi cari al Ferrari tra i quali il tema della formazione dei giovani, l’impegno socio-politico, l’integrazione europea e la famiglia.

Parallelamente si intende organizzare un'altra serie di incontri che avranno come protagonisti esponenti di prestigio internazionale del mondo delle scienze sociali e umanistiche che testimonieranno nei rispettivi campi di ricerca (economia, arte, ambiente e sviluppo sostenibile, partecipazione e impegno civile) la forza innovatrice della passione con la quale affrontano il proprio lavoro.

-          Realizzazione della ricerca “Quanto i modenesi amano la propria città e quanto sono disposti a rischiare per essa”.

L’obiettivo della ricerca è quello di promuovere uno spazio di riflessione e di approfondimento sulla città di Modena e sulla predisposizione a "scommettere sul futuro" dei suoi cittadini. La ricerca sarà il risultato della conduzione di un sondaggio, di una serie di interviste e di focus group di approfondimento.

 

I numeri non bastano

Il Resto del Carlino martedì 30 dicembre 2008

Il Resto del Carlino martedì 30 dicembre 2008

 

Modena primo piano. Una provincia sotto la lente

 

INTERVISTA

 

PER IL PRESIDENTE DEL CENTRO STUDI FERRARI, GIANPIETRO CAVAZZA, IL METODO E' DA CORREGERE. «MA ALLARMANO I PREZZI DELLE CASE».

 

«I numeri non bastano, occorre chiedere ai cittadini che cosa non va»

 

I parametri del Sole 24 Ore sono discutibili, ma una riflessione da parte di tutti è d’obbligo. Così la pensa Gianpietro Cavazza, presidente del Centro studi Ferrari, un ente che si occupa spesso di analisi socio-economiche.

Presidente, i parametri usati dal quotidiano di Confindustria sono esaustivi?

«Secondo me andrebbero corretti e riveduti, nel senso che occorrerebbe coinvolgere di più le persone intervistate».

In che modo?

«Prima di tutto chiedendo a loro quali sono gli aspetti più importanti in ogni singolo settore. Per esempio, se voglio sapere qual è il grado di apprezzamento dei servizi, devo partire chiedendo quali sono secondo i cittadini, i servizi più importanti. Poi occorre chiedere qual è la percezione della gente sui vari comparti, non limitarmi a dati numerici».

Il Sole 24 ore lo fa

«Sì, ma tiene le classifiche separate. Da una parte i dati oggettivi, dall’altra il cosiddetto sentiment. Bisognerebbe fare una classifica unica, la percezione dei cittadini è troppo importante».

Il dato delle presenze degli stranieri è alto. E’ un fatto positivo o negativo?

«Tecnicamente è un dato complesso, e non può essere definito né in un modo né in un altro. In questo tipo di rilevazioni non esistono dati bianchi e neri».

In questo caso è più bianco o più nero?

«Secondo un nostro recente studio, se domani si interrompesse il flusso di immigrazione la nostra ricchezza sparirebbe. Quindi la presenza di stranieri è di per sé una fonte di benessere, che però si porta dietro aspetti negativi. Sta a noi controllarli e contenerli».

I dati economici sembrano tenere nonostante la crisi

«Sì, ma c’è un dato che è senza dubbio allarmante».

Quale?

«Il prezzo della casa. Siamo al 92° posto, segno che da noi gli immobili costano troppo».

Questo cosa comporta?

«Guardiamo il dato della produzione di ricchezza, che è molto alto. Se produciamo denaro e i prezzi delle case sono alte, vuol dire che abbiamo contribuito grandemente alla creazione della bolla edilizia, nel senso che i due dati si sono alimentati a vicenda. E questo è un aspetto negativo da non sottovalutare».

La tenuta economica può bastare?

«No. Le classifiche del Sole 24 Ore ci fanno capire che i primati sui redditi o sulla produzione di ricchezza non sono sufficienti per avere una qualità della vita alta. Contano anche altri parametri, alcuni non sono nemmeno citati dal Sole 24 Ore. E soprattutto hanno un grande peso le esigenze dei cittadini, che da noi sono particolarmente qualificate».

Siamo al ventesimo posto come presenza di infrastrutture. Eppure tutti si lamentano perché mancano strade importanti, a partire dalla Bretella

«Questo significa che le nostre esigenze sono elevate e qualificate. Se ci paragoniamo con altre province non possiamo lamentarci. Ma rispetto a quelle stesse province, viaggiamo anche a velocità superiori, quindi abbiamo esigenze più forti. Poter contare su un distretto come quello ceramico, che commercialmente ha una valenza mondiale, significa anche aver bisogno di strade adeguate, come appunto la Bretella».

In definitiva, la perdita di 25 posti in classifica ci deve preoccupare oppure no?

«Deve preoccuparci il fatto che la gente manifesta delle esigenze che vanno dalle infrastrutture a una maggior sicurezza. Tutti sono chiamati a dare delle risposte».

Si riferisce ai politici?

«Non solo, anche alle associazioni economiche e di categoria. La responsabilità, quando le cose non vanno bene come una volta, deve essere sempre condivisa».

Roberto Grimaldi

 

 

 

ARTICOLO

 

Qualità della vita, addio ai vertici: Modena è da metà classifica

Per il Sole 24 Ore la nostra provincia perde 25 posizioni e sprofonda al 50° posto. Male sulla sicurezza, peggiorano i dati economici

 

di Roberto Grimaldi

 

La qualità della vita non abita più qui. E’ quanto emerge dalle classifiche edite dal quotidiano economico Il Sole 24 Ore, lo stesso che negli anni scorsi ha spesso premiato la provincia di Modena, ponendola nella top ten del benessere appena cinque anni fa. 

In un anno la nostra provincia ha perso ben venticinque posizioni, sprofondando dal venticinquesimo posto al cinquantesimo su 103. Come dire: eravamo ai vertici, ora siamo da metà classifica. In regione invece, sempre secondo il Sole 24 Ore, occupiamo l’ultimo posto. I settori presi in esami sono sempre gli stessi: tenore di vita, affari e lavoro, servizi ambiente e salute, ordine pubblico, popolazione e tempo libero. I voti peggiori li abbiamo presi nel comparto sicurezza, dove la microcriminalità continua ad essere un problema. E questa è una zavorra che si fa sentire non appena ci sono cedimenti negli altri settori. Nel comparto ordine pubblico infatti, pur occupando posizioni pessime un miglioramento rispetto all’anno scorso c’è stato. Il peggioramento, che ha tolto Modena dall’elite italiana dandole una dimensione più da media classifica, si è registrato su tenore di vita, affari e lavoro, popolazione e tempo libero, che una volta erano i nostri cavalli di battaglia.

Ma ecco nel dettaglio come sono andate le cose secondo gli analisti del quotidiano di Confindustria.

Tenore di vita. Spiccano il quinto posto nella classifica della ricchezza prodotta e il diciottesimo nei depositi bancari. Male il costo delle abitazioni, che ci spinge in fondo al 92° posto.

Affari e lavoro. Bene, ma non come un tempo: si scivola a metà classifica nei protesti (39°) e imprese chiuse (35°).

Ambiente e salute. Anche qui siamo da metà classifica (44° posto nella graduatoria generale). La provincia di Modena è al 42° posto nella valutazione di Legambiente, regge nella presenza di infrastrutture (20° posto) ma sprofonda nella sicurezza stradale. Troppi i morti sulle strade e gli incidenti, tanto che la nostra provincia si ritrova all’89° posto su 103. 

Sicurezza. Il miglioramento c’è, ma resta il tallone d’Achille di Modena: brutta la classifica di borseggi e scippi (93° posto), furti in casa (83°) e rapine (85°).

Popolazione. I dati anagrafici non danno un’idea immediata di positività o negatività. In classifica generale Modena è al 59° posto. Siamo al quinto posto come numero di immigrati? E’ un bene, nel senso che i posti di lavoro attirano, ma può essere un male se è alta anche la percentuale di clandestini, che non è però indicata. 

Tempo libero. A metà classifica in numero di spettacoli cinematografici (57°) e numero di bar e ristoranti (56°). Meglio negli acquisti in libreria (24°) e nell’indice di sportività (25°). Il sondaggio ha anche chiesto qual è il sentiment della popolazione sul grado di felicità. Siamo a metà graduatoria anche qui (56° posto).

«Sono dati da prendere con le molle — ha commentato il sindaco Giorgio Pighi — Non siamo di certo una città da metà classifica ma da primi posti. Sui dati oggettivi e incontestabili siamo sempre ai vertici: ricchezza prodotta, risparmi, livello medio delle pensioni, consumi e occupazione. Sul resto a mio parere i parametri usati dal Sole 24 Ore sono da rivedere. Come possiamo essere al 29° posto nel rapporto tra forza lavoro e persone in cerca di lavoro, quando il nostro tasso di disoccupazione è a livelli al di sotto dei quali secondo gli economisti è impossibile andare? E mi sembra strano che nel giro di un anno una città come Oristano guadagni trenta posti e ci superi, mentre noi ne perdiamo 25... La sicurezza? — conclude il sindaco — E’ un settore in cui qualche problema c’è, ma siamo in miglioramento».

 

Seminario Israele Palestina 14 e 15 novembre 2009. Materiali on-line

 

                          

 

Israele e Palestina:oltre il conflitto nel paese dai molti nomi

Seminario di studi - Sabato 14 e domenica 15 novembre 2009

Modena, Palazzo Europa — via Emilia Ovest 101

In collaborazione con Associazione Terre, Memoria e Pace e Pro Forma, Storia & Memoria

 

 

Materiali disponibili on-line

 

 

 

Veronica Amadessi

Bibliografia e biografia.pdf

Gerusalemme e l'Islam.pdf

Gian Domenico Cova

Sintesi intervento, bibliografia e biografia.pdf
 

Francesco Maria Feltri

I giudici di Eichmann.pdf

Intervento e conclusioni.pdf
 

Andrea Morpurgo

Sintesi intervento, bibliografia e biografia.pdf

Elena Pirazzoli

Sintesi intervento, bibliografia e biografia.pdf

Patrizia Rampioni

Bibliografia e biografia.pdf

Palestina oggi.ppt

OCHA. Access and Movement to and from The Gaza Strip.pdf

OCHA. East Jerusalem Al-Bustan, Silwan.pdf

OCHA_Gaza_Strip_Population_Density.pdf

Piero Stefani

Sintesi intervento, bibliografia e biografia.pdf

Fabio Todesco

Sintesi intervento, bibliografia e biografia.pdf

Occidente e Medio Oriente.ppt

Claudio Vercelli

Sintesi intervento, bibliografia e biografia.pdf

Il conflitto israelo-palestinese tra passato e presente.pdf

 

 

Nota:

- Per leggere e scaricare i file pdf Adobe Reader è disponibile gratuitamente qui

 

- Per leggere e scaricare i file ppt (PowerPoint) il Visualizzatore di PowerPoint è disponibile gratuitamente qui

 

 

Osservatorio regionale sul Costo del Credito

Il report

"Osservatorio regionale sul costo del credito"

è disponibile in formato pdf
(predisposto per la stampa fronte/retro)

E' possibile leggere e scaricare il rapporto in versione integrale o summary cliccando sui seguenti link:



- Osservatorio Regionale sul Costo del Credito.pdf

- Osservatorio Regionale sul Costo del Credito. Summary.pdf


Il report descrive i principali risultati dell’Osservatorio Regionale del Costo sul Credito (ORCC) promosso dalla Caritas italiana e dalla Fondazione Culturale Responsabilità Etica e realizzato in collaborazione con il Centro culturale Francesco Luigi Ferrari.
L’ORCC vuole essere un supporto informativo su base regionale, capace di porre sotto osservazione i principali fenomeni connessi all’impatto del costo del credito sulle condizioni economiche delle famiglie italiane, con particolare riferimento alle reali capacità di accesso al credito bancario per l’acquisto dell’abitazione.

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Biblioteca

La Biblioteca del Centro Ferrari si sviluppa intorno al patrimonio librario costituito nel corso degli anni a supporto delle attività del Centro e degli interessi specifici dei suoi membri. Oltre a questo nucleo originario la Biblioteca conserva, organizza e rende disponibili all'esterno i volumi provenienti da alcune consistenti donazioni di enti e di privati, come il Centro di formazione politica 'Alessandro Coppi', il lascito di Ermanno Gorrieri e il piccolo fondo, risalente agli inizi del Novecento, costituito dalla biblioteca dell'Associazione studenti medi San Giovanni Bosco, detta il Paradisino.

 

Demo Image
 

Archivio Storico

 

L´Archivio storico «Francesco Luigi Ferrari», dichiarato di notevole interesse storico dalla Soprintendenzaarchivistica per l’Emilia-Romagna del Ministero dei Beni e delle Attività culturali, raccoglie carte e documenti soprattutto sulla storia locale contemporanea e sul movimento cattolico modenese.

 

 

 

 

 


Vittorino Carra Solidarietà ONLUS

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