2006/25 - Volontariato internazionale: andata e ritorno

 

Contenuti del Quaderno n. 25

 

Presentazione

 

Parte I

1. Quadro generale

1.1. Volontariato internazionale

1.1.1. Volontari nel mondo - Focsiv

1.2. Servizio civile volontario

1.3. Servizio volontario europeo

1.4. Espressioni diversificate del volontariato internazionale

2. Antefatto

2.1. Aprile 1999

2.2. Presentazione sintetica dei progetti

 

Parte II

3. Premessa metodologica: il volontario tra reciprocità, fiducia e libertà

3.1. Le ipotesi di partenza

3.2. La strategia di analisi

4. Il potenziale sociale del volontario

4.1. La rilevazione

4.2. Gli intervistati

4.3. Il progetto di intervento

4.4. L’esperienza del volontario

4.5. La fiducia

4.6. L’analisi dei gruppi di volontari

4.6.1. Il potenziale sociale

4.6.2. Il progetto di intervento  

4.6.3. Il volontario

 

4.6.4. Confronto tra i risultati della cluster analysis

5. Rappresentazioni e proposte per il volontariato internazionale

5.1. Nota metodologica

5.2. Gianluca Borghi

5.3. Giuseppe Deodato

5.4. Sergio Marelli

5.5. Don Vittorio Nozza

5.6. Edoardo Patriarca

5.7. Fabio Salviato

5.8. Alberto Tarozzi

6. Un possibile scenario

6.1. La rappresentazione che il volontario ha di se stesso

6.2. Il potenziale sociale del volontario internazionale

6.3. Il governo delle Ong

 

Appendice

7. Tabelle

7.1. La cluster analysis

7.1.1. Il capitale sociale

7.1.2. Il progetto

7.1.3. Il volontariato

7.1.4. Il confronto tra i gruppi

8. Questionario

9. Elenco volontari

10. Gruppo di ricerca 280

Presentazione del Quaderno n.25

 

 

 

L’esperienza dei ‘Balcani’ apertisi al mondo a partire dagli anni ’90 ha coinvolto tutta la Chiesa italiana e soprattutto le Caritas diocesane che, in collaborazione con Caritas Italiana hanno messo a disposizione, in modo nuovo e massiccio, non solo il ricavato di offerte, ma anche per­sone, volontari che si sono resi disponibili a partecipare al progetto di aiuto.

La prossimità geografica, unita al grande impatto che hanno avuto sull’opinione pubblica le guerre balcaniche, in particolare quella del Kosovo, hanno reso possibile questo nuovo tipo di coinvolgimento delle Caritas diocesane, fino ad allora impegnate soprattutto in raccolta di fondi, da inviare in paesi colpiti da disastri, povertà e guerre.

L’esperienza del Kosovo ha visto nascere collaborazioni inedite tra Caritas diocesane, a livello regionale e nazionale, tra Caritas diocesane ed Ong (Organizzazioni non governative) che avevano tanta esperienza nel campo del volontariato internazionale e di cooperazione allo svi­luppo.

Per tutti è stata una novità occuparsi di una guerra in Europa, alle porte di casa, e delle sue conseguenze, giunte fino a noi.

Uno degli aspetti più interessanti è stato proprio quello di lavorare insieme tra diverse Caritas diocesane della regione Emilia Romagna, la Caritas Italiana e Reggio Terzo Mondo.

Lavorare insieme non è sempre stato facile: il fatto di non poter fare riferimento ad esperienze prece­denti ha reso più difficili alcuni passaggi ed alcune scelte; tutta una serie di aspetti pratici e di metodo sono stati sperimentati per la prima volta insieme; le difficoltà di varia natura non sono mancate ma senza dubbio i risultati sono stati incoraggianti e positivi.

L’altro aspetto di grande interesse è stato e continua ad essere il fatto di riuscire a coinvolgere ed inviare tanti giovani (più di 100) in questa avventura, con la speranza di offrire loro una opportunità, per molti versi unica, di formazione personale, con la certezza che il loro servi­zio all’estero non costituisce una perdita per il nostro territorio ma un guadagno.

La ricerca che qui presentiamo – frutto di una collaborazione col Centro Culturale Francesco Luigi Ferrari di Modena – è partita proprio da questa convinzione e credo che i risultati possano essere utili a tut­ti coloro che a vario titolo sono stati coinvolti in questo progetto, così come ad altre Caritas diocesane ed Ong che, come noi, continuano ad occuparsi di aiuti a paesi e popoli in difficoltà.

Purtroppo non possiamo mettere la parola fine a questa guerra che è stata combattuta alcuni anni fa ma che non è ancora terminata nelle sue conseguenze. Non ci sono infatti ancora le condizioni per una pa­cificazione stabile tra kosovari albanesi, serbi e rom. Le forze armate internazionali sono ancora indispensabili per mantenere la pace tra le diverse etnie e per tentare di riportare i profughi nelle loro case. Assie­me a queste riteniamo però continuino ad essere altrettanto indispen­sabili anche le ‘forze di pace’ costituite dai volontari che, anche oggi, si rendono disponibili a partire.

Un grazie particolare a tutti i volontari partiti e che stanno per parti­re; ai coordinatori dei progetti; agli operatori delle Caritas diocesane, di Reggio Terzo Mondo, di Caritas Italiana, del Centro Culturale Francesco Luigi Ferrari. È infatti grazie al lavoro di tutti che si è potuto realizzare il progetto ed è stata resa possibile la pubblicazione di questa ricerca.

 

Direttore Caritas diocesi di Carpi

Stefano Facchini

 

 

 

Conoscere ed analizzare il fenomeno del Volontariato internazionale è sicuramente utile ed importante per comprendere quali possono essere le leve su cui fare forza nel tentativo di costruire un mondo più solidale e più fraterno.

Si dice spesso che tutte le attività sono legate ad un ritorno economi­co a una continua richiesta di soddisfare le proprie esigenze particolari; questa ricerca mette al contrario in luce che esiste uno spazio di condi­visione ed esistono persone capaci di mettersi in gioco per alleviare la sofferenza di altri senza particolari tornaconti.

È importante capire le motivazioni di queste persone, il loro modo di agire e i loro ideali per poter moltiplicare gli sforzi rivolti alla co­struzione di un ‘bene sociale mondiale’ che sia veramente l’elemento cruciale per la convivenza civile e per la ‘Pace mondiale’.

I diversi progetti di emergenza (recupero abitazioni) e di sviluppo (rilancio agricoltura con l’assegnazione di una mucca gravida per fa­miglia, e costruzione di una scuola di pace, tesa all’integrazione, per i bambini) che hanno visto una forte collaborazione della Caritas – De­legazione Emilia-Romagna e Reggio Terzo Mondo – nello sforzo di al­leviare le sofferenze di un popolo, quello kossovaro che è stato colpito da una guerra improvvisa; sono un esempio di collaborazione e sinergia che dovrebbe essere sempre presente nel nostro ambiente cattolico-uni­versale.

Il legare due organismi, uno più specializzato nella raccolta fondi e nella sensibilizzazione delle diocesi; l’altro nella ricerca-formazione dei volontari nonchè gestione di progetti riguardanti la promozione umana e lo sviluppo economico e il conseguimento di risultati che si ritengono significativi e duraturi non è sempre facile ed automatico. Riteniamo di esserci riusciti, ma soprattutto di aver valorizzato la tensione ideale di tanti volontari, giovani e non più giovani che anche qui in Italia posso­no rappresentare una ‘risorsa’ importante per gli interventi di solida­rietà nel sociale che necessitano non solo di bravi tecnici-operatori, ma di persone particolarmente motivate al servizio anche gratuito verso gli altri.

Questa ricerca ci permetterà di conoscere meglio questo 'universo' di volontari in modo da ulteriormente ampliare e valorizzare questa ‘risorsa’ facendoci comprendere anche con più precisione quali sono i messaggi e gli ambienti da meglio fecondare per sempre più intervenire nella eliminazione delle diverse situazioni di ingiustizia e di bisogno.

 

 

Il Presidente di R.T.M.

Prof. Angelo Grazzi

SEDE

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