1999/10 - Osservatorio sulle Povertà. Rapporto '98. Caritas di Modena e Carpi

 

CONTENUTI

Introduzione

I volti della povertà
Gli strumenti della carità
Le vie della carità

 

 

Parte I

Lettura dei dati

Capitolo 1

I dati relativi al 1998

Capitolo 2

L'analisi del trend 95/98

Capitolo 3

Italiani e maghrebini

 

 

Parte II

Territorio e strumenti di conoscenza

Capitolo 4

L'integrazione dei minori migranti nella scuola italiana

Capitolo 5

Il mondo dei minori migranti a Torino

Capitolo 6

Ripensare la povertà in ottica evangelica

Quaderno del Ferrari n.10

“Osservatorio sulle Povertà. Rapporto ’98. Caritas di Modena e Carpi”

 

Introduzione

 

Modena e Carpi: due Chiese di fronte a forme di povertà sempre nuove

Il rapporto dell’Osservatorio interdiocesano di Modena e Carpi anche per il 1998 abbonda di numeri, presenta statistiche, traccia linee di tendenza per comprendere sempre meglio un fenomeno che è sotto gli occhi di tutti: la presenza di tanti extracomunitari tra di noi e di tanti poveri in cerca di aiuto. Come Vescovi di queste due Chiese siamo grati a tutti coloro che vi hanno lavorato con impegno e passione e con la loro intelligente opera hanno permesso che venisse alla luce anche questa quinta edizione. Ci permettiamo, in questa breve introduzione, di offrire a tutti, comunità ecclesiale e civile, una riflessione di carattere più spirituale e pastorale, che serva da sfondo e da orizzonte di riferimento all’interpretazione dei dati e dei numeri. Al fondo di tutto per noi sta questa consapevolezza: la carità è la virtù per la quale si ama Dio sopra ogni cosa e il fratello come se stessi (Cfr Catechismo Chiesa cattolica, 1822).

I volti della carità

Come si esprime la carità? E’ un fatto così grande che non si può descrivere semplicemente con poche parole o immagini. Tuttavia volendo sceglierne alcune, ne abbiamo individuato tre. Sono come tre ‘ambiti’ nei quali èpossibile rendere visibile questo dono. La prossimità: per noi la prossimità è un comando che ci viene direttamente dal vangelo, ricordando la parabola del buon samaritano: ‘chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?’. ‘Chi ha avuto compassione di lui’. Oltre a vedere Cristo nel povero, come ci suggerisce un altro importante e fondamentale testo evangelico (‘ogni volta che avrete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me’: Mt 25), siamo chiamati a far sì che i poveri vedano in noi un prossimo, uno che si fa vicino, uno che si china, uno che ha compassione... La prospettiva cambia notevolmente se ci mettiamo a considerare le cose dalla parte del povero: come ci vedono i poveri? Come giudicano le nostre carità, i nostri gesti verso di loro? L’animazione sociale: è l’esperienza concreta di tanti che attraverso varie iniziative si propongono di creare una mentalità positiva e di favorire una sensibilità verso chi è svantaggiato e più bisognoso. E’ un insieme di programmi economici, di iniziativeassistenziali, di attività culturali che favoriscono l’inserimento sociale delle persone più bisognose. E’ un’operazione culturale di grande valore. In questo senso anche coloro che operano più direttamente nel settore del mercato (imprenditori, ecc...) devono essere aiutati ad avere questa sensibilità verso la persona specialmente quella più in difficoltà. ‘Al passo con gli ultimi’ diceva un nostro recente slogan! Vorremmo infine riprendere qui un terzo ‘volto’ della carità cristiana, che ci sta molto a cuore: è quella carità che si visibilizza in un concreto impegno socio-politico. E’ una delle forme più alte della carità vera: quella appunto che non si limita all’assistenza e neppure si accontenta della enunciazione del principi, ma obbliga a confrontarsi con la realtà e a portare nella vita di tutti i giorni il dono della fede, impegnandosi per il bene comune nella costruzione della ‘polis’, nella quale abbia pieno diritto di cittadinanza la giustizia per tutti e i più deboli si sentano difesi.

Gli strumenti della carità

Con quali mezzi la carità si esprime? Tra i tanti vorremmo sottolineare l’importanza dei Centri di ascolto della Caritas e la ricchezza delle persone che vi prestano la loro opera spesso gratuitamente. I tre Centri di Modena, Carpi e Mirandola fotografano abbastanza bene la realtà del nostro territorio provinciale. Il Centro di ascolto è infatti come una antenna che raccoglie i bisogni, i più diversi, delle persone povere. Ma il centro di ascolto deve anche essere capace di trasmettere questi segnali, spesso drammatici, e coinvolgere la comunità ecclesiale e civile nel dare le risposte più adeguate possibile. La sua funzione quindi è di recepire i bisogni, di leggere la realtà, ma al tempo stesso di riversarli sulla comunità ecclesiale e civile perchè tutti ne prendano coscienza e insieme si cerchino le vie per dare concrete risposte. Le persone poi, cioè i volontari, sono la ricchezza dei nostri centri di ascolto. Ci sembra di dover insistere qui sulla necessità di una formazione umana e cristiana, che insieme alla competenza, alla buona volontà e disponibilità di tempo, costituisca per gli operatori del Centro l’attrezzatura indispensabile per un servizio efficace al bisognoso. Non ci si improvvisa infatti volontario. La buona volontà non è sufficiente: un minimo di preparazione e soprattutto una forte motivazione di fede deve sostenere l’azione di chi dona il suo tempo ai poveri.

Le vie della carità.

Quali strade deve imboccare la carità per essere visibile e far sì che chi la vede renda gloria al Padre celeste (Cfr Mt 5,16). Indichiamo tre percorsi: La condivisione: essa esige una ‘espropriazione’. ‘Quello che è mio lo divido con te’. I Padri della Chiesa addirittura quando ci parlano del rapporto del cristiano coi beni materiali ci richiamano al dovere della restituzione: non quello che è mio do a te: ma quello che in effetti è tuo, perché io te l’ho rubato, do a te. Pensiamo - per attualizzare - al problema del debito internazionale dei paesi poveri. Condividere non è facile. Anche solo ascoltare è dividere il proprio tempo con e per l’altro... La benevolenza: essere benevoli, in fondo significa amare: quando si ama,si scusa e si comprende l’altro, come del resto ci richiama anche san Paolo: la carità tutto scusa, tutto sopporta...(Cfr 1 Cor 13). Richiamiamo qui la regola d’oro che Gesù ha adottato nel suo vangelo: non fare agli altri quello che vorresti fosse fatto a te (Cfr Mt 7,12). Il camminare insieme per promuovere la persona ci sembra una delle direzioni forti e chiare da seguire. Essa costituisce ormai un patrimonio acquisito ma sempre da realizzare. Prendere in carico non significa sostituirsi alla persona ma aiutarla, orientandola a camminare con le sue gambe verso una autentica liberazione e crescita materiale e spirituale.

Mons. Benito Cocchi - Arcivescovo di Modena - Nonantola

Mons. Bassano Staffieri - Vescovo di Carpi

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