1997/7 - Osservatorio sulle Povertà. Rapporto '97. Caritas di Modena e Carpi

 

INDICE

in collaborazione con: Centro culturale "F. L. Ferrari"

Il Rapporto '97 dell'Osservatorio sulle povertà è stato curato da un gruppo di lavoro composto da: Tiziana Balestri, Giovanni Bursi, Andrea Cavallini, Anna De Gobbi, Stefano Facchini, don Adriano Fornari, Massimo Gambetta, Angela Lugli, Nicola Marino, Enrico Messora, don Douglas Regattieri, Marco Roncaglia, Luigi Vaccari e coordinato da Gianpietro Cavazza.

Giugno 1998

INDICE

 

Introduzione
di mons. Benito Cocchi
e mons. Bassano Staffieri 

 

1. Parte prima
Lettura dei dati

 

1.1. I dati relativi al 1997   

 

1.2. Crescita economica e sviluppo del benessere

 

1.3. L’analisi del trend '95-'96-'97

 

2. Parte seconda
Territorio e strumenti di conoscenza

 

2.1. Lo sviluppo dei metodi ricerca empirica                             negli studi sulla povertà

                        di Walter Nanni

 

2.2. L’approccio sistemico all’analisi della povertà

                        di Nicola Chiarappa

 

Bibliografia

Quaderno 7

Osservatorio sulle Povertà
Rapporto '97
Caritas di Modena e Carpi

Introduzione

Di Mons. Benito Cocchi

e Mons. Bassano Staffieri

Puntuale, come sempre, è pronto il 4° Rapporto sulle povertà, curato dal Centro culturale "Francesco Luigi Ferrari" per le Caritas di Modena e Carpi.

Puntuale e stimolante, perché, con la forza inconfutabile dei numeri, richiama a tutti il fenomeno del disagio presente nella nostra Provincia e al suo evolversi. Il Rapporto ci pone davanti al problema in modo eloquente, anche senza ulteriori commenti.

Istintivamente si preferirebbe o ignorarlo o accettarlo come un dato ineliminabile in ogni società o attribuirlo all’impatto con il flusso di immigrati, giunti in mezzo a noi a migliaia, in pochi anni.

Da questo punto di vista il volume può apparire sgradevole. Può esserlo, ma è pur sempre la sgradevolezza della verità. E poiché, dietro ai numeri, stanno persone concrete, è un dovere per tutti, particolarmente per i cristiani, affrontare con sincerità e impegno la lettura per trarne doverose conseguenze.

Le Caritas, che hanno commissionato la ricerca, sono mosse da intenti precisi, che le diversificano da altre istituzioni. Sono organismi ecclesiali; hanno un diretto riferimento alle comunità cristiane; si sforzano di incarnare alcune esigenze specifiche. Esse sapranno, quindi, valutare il Rapporto per ricavarne indicazioni interpretative e di intervento.

Lasciando a loro questo compito e in attesa delle conclusioni, possiamo tuttavia esprimere alcune impressioni, che si ricavano legittimamente anche ad una prima, superficiale lettura:

- il sistema produttivo di Modena ‘tira’ bene. Assicura lavoro ed ha procurato e mantiene una condizione generalizzata di benessere materiale notevolmente diffuso. Anzi, per i noti motivi di calo demografico, ha assorbito migliaia di lavoratori provenienti da paesi extracomunitariE, dal punto di vista produttivo, questo fenomeno immigratorio deve considerarsi provvidenziale:

- è luogo comune ritenere che i centri d’accoglienza ed aiuto, come Porta Aperta, sono destinati agli extracomunitari. I numeri dicono invece che per il 30% gli utenti del 1997 sono nostri connazionali, "sintomo delle difficoltà che anche in una Provincia ricca come quella di Modena molte famiglie e molti singoli incontrano";

- fra quanti ricorrono a Porta Aperta, il 40% sono famiglie (o membri di un nucleo famigliare) con un aumento del 7% rispetto all’anno precedente.

Sono tre dati che potrebbero essere considerati come segni apparentemente indipendenti l’uno dall’altro, propri di una società ricca dove non manca la frangia di marginalizzati. In realtà l’impressione, e forse qualcosa di più, è che vi sia una concatenazione come di causa ed effetto tra le regole di un certo tipo di sviluppo e una selezione che colpisce persone e fasce rese deboli da circostanze indipendenti dalla loro volontà.

Se questi dati sono la realtà tradotta in numeri, cosa dedurne?

La Caritas non può certamente risolvere tutti i problemi; manca dei mezzi, né fa parte del suo compito. La Caritas ha il compito, non meno importante, di sensibilizzare le comunità cristiane (ma anche le istituzioni civili) intorno a questa realtà complessa e problematica. Lo farà, come è sua assodata abitudine, coinvolgendo e sostenendo parrocchie, associazioni, volontari. In pari tempo saprà sollecitare anche gli organismi della società.

C’è poi un altro aspetto che si coglie fra le pieghe del Rapporto, anche se non entra direttamente nell’oggetto della ricerca: il disagio e la povertà che non si materializzano in mancanza di ‘cose’, ma in solitudine, sofferenza, senso di ingiustizia, frustrazione, umiliazione, ecc. Queste realtà non sono meno gravose delle difficoltà materiali. Ad esse tuttavia ben difficilmente può offrire rimedio un’istituzione come tale. E’ il campo, invece, assegnato a ciascuno di noi, cristiano o no, che ogni giorno viviamo ed operiamo accanto a queste persone.

E se sulle cause materiali di disagio si può e si deve insistere, perché intervengano anche provvedimenti legislativi, niente e nessuno - se non la propria coscienza- può imporre di offrire fraternità e vicinanza a chi ècolpito da una povertà, che pesa soprattutto nell’interiorità della persona.

Il Rapporto annuale si presenta, ancora una volta, come uno strumento credibile, cui le comunità cristiane farebbero bene a dedicare un tempo sufficiente per una seria riflessione, affinché le nostre celebrazioni, le riunioni dei Consigli Pastorali, i vari Gruppi non abbiano a rinchiudersi in se stessi, isolando - erroneamente - il vangelo di Dio fatto uomo dalla storia di ogni uomo concreto.

Alle Caritas promotrici della ricerca e al Centro Ferrari autore del Rapporto va un vivo apprezzamento per un’iniziativa che, sempre più, si dimostra, per la serietà e puntualità dei risultati, di indiscutibile validità.

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