1996/3 - I Poveri nel Paese dei Però

 

CONTENUTI

 

Presentazione

di Gianpietro Cavazza

 

 

Saluto delle Autorità

 

di Gianluca Borghi

 

 

 

 

 

di Claudio Bergianti

 

di Alberto Caldana

 

 

1. Problemi di metodo

 

1.1      La Caritas Italiana e lo sviluppo degli Osservatori

di Renato Marinaro

 

1.2 L’Osservatorio e la gestione delle informazioni

di Mauro Niero

 

 

2. Prospettive degli Osservatori

 

2.1 L’Osservatorio strumento della comunità locale

di Gianfranco Bettin

 

2.2 Osservatori e conoscenza del territorio

di Giovanni Pieretti

 

2.3 L’Osservatorio punto di non ritorno

di mons. Giovanni Nervo

 

 

3. Esperienze in corso

 

3.1 Il quadro nazionale degli Osservatori

di Claudio Colantoni

 

3.2 Osservatorio sulla povertà

della Caritas di Milano

 

3.3 Osservatorio sulle povertà

delle Caritas di Modena e Carpi

 

3.4 Osservatorio sulla povertà

della Caritas di Piacenza

 

3.5 Osservatorio su disagio e risorse sociali

del Comune di Modena

 

3.6 Verso l’Osservatorio

del Comune di Piacenza

 

3.7 Osservatorio politiche sociale e volontariato

del Comune di Venezia

 

3.8 Osservatorio sulle povertà

 

 

 

Bibliografia

 

 

Scheda tecnica

Quaderno del Ferrari n. 3

 

ATTI DEL CONVEGNO NAZIONALE

OSSERVATORI POVERTA’ E POLITICHE SOCIALI

 

I POVERI NEL PAESE DEI PERO’

 

PRESENTAZIONE

 

di Gianpietro Cavazza

Centro culturale “F.L. Ferrari”

 

Conoscere, confrontare, ripensare e promuovere: sono le parole chiave che sintetizzano gli obiettivi del Convegno nazionale degli Osservatori sulle povertà e sulle politiche sociali, promosso congiuntamente dall’Osservatorio sulle povertà delle diocesi di Modena e di Carpi, dall’Osservatorio sulla povertà della Caritas di Piacenza e dall’Osservatorio sulle politiche sociali del Comune di Venezia.

Si tratta del primo appuntamento di questo tipo, ed ha rappresentato un importante stimolo:

  1. per conoscere l’esperienza dei diversi Osservatori sparsi sul territorio nazionale, promossi sia da enti pubblici sia da chiese locali;
  2. per confermare gli strumenti di analisi;
  3. per ripensare il ruolo degli osservatori rispetto alla definizione delle politiche sociali degli enti locali;
  4. per promuovere l’importante ruolo degli Osservatori soprattutto tra i responsabili del governo delle città e nell’opinione pubblica.

 

Durante i lavori, si è affermata l’idea che l’Osservatorio è uno strumento in grado di fornire il polso di quanto avviene sul territorio soprattutto in termini di emarginazione e disagio sociale.

Oltre ad una migliore conoscenza delle povertà e delle complesse cause che la provocano, scopo dell’Osservatorio è quello di offrire indicazioni concrete per intervenire  nei confronti dei poveri, dando voce ai senza voce, a coloro che non sono in grado di rivendicare le proprie esigenze ed i propri diritti.

Lo studio dei caratteri e delle peculiarità delle realtà locali è indispensabile per far seguire politiche efficaci, mirate alle situazioni concrete.

Pur discutendo di metodi, di politiche, di statistiche… non si è mai perso di vista che non si stava parlando di povertà in senso astratto, ma di persone in condizione di povertà. L’accentuazione sulle politiche è quindi risultata un passaggio obbligato in quanto – si è affermato – nessuna carità è in grado di ovviare ad una pensione mancata o a un ricovero ospedaliero finanziariamente non coperto. La gravità della situazione impone di assumere l’impegno della giustizia a favore di quanti sono ancora privi dell’essenziale.

Le nostre società mostrano oggi la tendenza a separarsi in settori fra loro sempre più distanti, causando l’aumento di crescenti ineguaglianze. Occorre porre rimedio all’ampliamento della forbice tra fasce sociali ricche e fasce sociali povere, tra stato ed enti locali, tra cittadini e governanti. Occorre pertanto evitare il rischio di esclusione di una parte della popolazione ripensando, altresì, il ruolo dello stato nazionale, degli enti locali e del cosiddetto terzo settore in base al principio di sussidiarietà.

Rispetto alle politiche sociali, allo stato potrebbero essere riservati gli interventi macroeconomici mentre agli enti locali la gestione di beni e servizi. Questi ultimi possiedono, potenzialmente, una superiorità informativa sulle esigenze del territorio, una maggiore flessibilità nella gestione delle politiche, una maggiore capacità di adattare le politiche stesse alle situazioni locali. Inoltre, a seguito dell’elezione diretta del sindaco, i cittadini possono più facilmente imporre un criterio di responsabilità ai propri amministratori.

Durante le sessioni di lavoro si è cercato di individuare i legami tra conoscenza, potere e responsabilità, al fine di rispondere all’esigenza di un nuovo e diverso meccanismo di distribuzione dei poteri, anche a livello locale, che riflette la crescente richiesta di rappresentanza da parte dei cosiddetti interessi deboli, in questo caso degli ultimi.

La nascita degli osservatori non può essere considerata frutto della moda bensì della volontà di incidere sulla ridefinizione delle regole di distribuzione dei poteri, per ricostruire rapporti corretti fra istituzioni e cittadini ricreando, soprattutto per quelli che non hanno voce, i canali e le condizioni per una loro autentica e duratura emancipazione.

Al termine dei lavori, si è sottolineato come fosse necessario, affinché tali considerazioni di carattere generale scendessero nel concreto, che l’ente locale rivedesse la connessione tra i propri interventi e i bisogni espressi, verificando in particolare lo spazio di fatto occupato dai poveri nel bilancio comunale.

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