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Osservatorio sulle povertà

PROGETTO DI OSSERVATORIO SULLE POVERTA' IN PROVINCIA DI MODENA

PROGETTO DI OSSERVATORIO SULLE POVERTA' IN PROVINCIA DI MODENA

 

Premessa

L'idea di costituire in ogni diocesi un Osservatorio sulle poverta' e' un'idea che nasce alcuni anni fa e che sta coinvolgendo tutta la chiesa italiana.

Nel 1985, durante il convegno ecclesiale di Loreto, si inizia a parlare in termini aggiornati di come megliorare il servizio agli ultimi da parte della chiesa italiana.

Nel 1991 tale problematica viene introdotta nelle diocesi di Modena e Carpi e si inizia a studiare la possibilita' di realizzare un Osservatorio sulle poverta'.

Dopo un anno di lavoro sono individuati i punti principali e le condizioni minime per la realizzazione dell'Osservatorio, lo stile che lo dovrebbe caratterizzare, l'itinerario da seguire e le risorse necessarie per l'avvio delle attivita'.

Attualmente soltanto nel 12% delle diocesi italiane e' in funzione un Osservatorio. Generalmente si tratta di diocesi di citta' metropolitane o che hanno una lunga tradizione nel campo della carita'.

Questo dato non deve indurre al pessimismo ma deve far riflettere sul significato e sull'importanza di tale strumento e sulle ampie prospettive che puo' offrire alla chiesa locale e piu' in generale all'intera' societa' cittadina per rinnovare il proprio modo di vivere la solidarieta'.

 

Il cuore

L'Osservatorio e' uno strumento attraverso il quale la comunita' ecclesiale acquisisce una adeguata competenza nella lettura dei bisogni, delle poverta' e dell'emarginazione del proprio territorio.

Si caratterizza per essere uno strumento permanente capace di seguire dinamicamente l'evoluzione dei problemi e riconoscerli fin dal loro emergere; e' costruito su una solida base scientifica, al fine di saper coinvolgere direttamente, perche' ragionevole, sia la comunita' ecclesiale che quella dei cittadini.

L'economia, la sociologia ed altre discipline scientifiche sono necessariamente applicate nell'Osservatorio per la migliore comprensione dei cambiamenti nella societa', in particolare di cio' che provoca l'emarginazione.

Oltre al problema di una corretta impostazione metodologica dell'Osservatorio ne esiste un altro di carattere generale.

Nelle nostre citta' si sta diffondendo un certo comportamento che tende ad interpretare superficialmente la missione evangelizzatrice privilegiando le opere della carita' e mettendo in secondo piano le radici profonde della carita' stessa come dono dello Spirito.

Appare quindi necessario evitare qualsiasi forma di appiattimento e di omologazione della carita' al solidarismo generico, al semplice filantropismo e piu' in generale alla delega deresponsabilizzata.

Purtroppo, anche se puo' essere considerato un buon punto di partenza, anche i non credenti colgono soprattutto questo secondo aspetto.

L'Osservatorio rappresenta, pertanto, lo strumento aggiornato grazie al quale la chiesa locale si avvicina alla gente, collocandosi in mezzo alle sofferenze e alle gioie, ai diritti e ai doveri, in particolare degli emarginati, promuovendo un piu' autentico legame tra evangelizzazione e testimonianza.

La progettazione e la realizzazione dell'Osservatorio comporta, inoltre, una presenza piu' responsabile dei laici nella vita della chiesa in quanto e' la comunita' tutta che viene coinvolta direttamente in modo sistematico tramite la circolazione delle informazioni, la sollecitazione di nuove presenze di servizio, di nuove mentalita', nonche' attraverso azioni comunitarie rinnovate.

 

La testa

Lo schema operativo dell'Osservatorio fa leva su tre idee guida: vigilanza, approfondimento e promozione.

Per vigilanza si intende la capacita' di saper cogliere i mutamenti fin dal loro nascere. Significa essere attenti sia ai bisogni degli emarginati che alla richiesta di speranza che viene rivolta alla comunita' ecclesiale e ai singoli cristiani. E' una richiesta che arriva senza essere stata sollecitata e alla quale non si puo' rimanere indifferenti: solo un vangelo testimoniato da chi lo annuncia e' credibile.

L'approfondimento comporta lo sviluppo sia della capacita' di saper analizzare il fenomeno, determinarne la rilevanza, le cause e le possibili iniziative di soluzione, verificare quelle gia' esistenti ed eventualmente migliorabili, promuoverne di nuove purche' fattibili, sia la capacita' di fornire una lettura pastorale ai fenomeni analizzati.

E' evidente che per fare questo occorre che tutte le sopracitate competenze siano presenti nell'Osservatorio e che soprattutto funzionino in maniera integrata.

Infine per promozione si intende l'offerta di una corretta e puntuale informazione al fine intervenire sul modo di pensare della gente fornendo motivazioni ragionevoli all'assunzione di nuove responsabilita' personali e collettive regolate in base al principio di sussidiarieta'.

Tale funzione promozionale e' indirizzata sia alla chiesa locale che alla comunita' cittadina al fine di contribuire ad orientare, da una parte, le linee della pastorale locale e, dall'altra, le politiche sociali, ma anche per richiamare ogni singolo cittadino, in base alle proprie capacita' e possibilita', alla carita'.

In particolare l'azione prevalentemente di tipo "promozionale" puo' essere rivolta ai seguenti tre ambiti: pastorale, culturale, politico.

Nel primo caso l'Osservatorio si pone al servizio della pastorale per aiutare concretamente il cambiamento di mentalita' e di comportamento. In qualita' di strumento della pastorale diocesana, l'Osservatorio si rivolge prevalentemente alle parrocchie, associazioni educative e di volontariato, ecc..

Nel secondo caso il fine e' quello di offrire motivazioni ragionevoli rispetto alla concreta situazione storica della nostra societa', per far rivolgere l'attenzione dell'opinione pubblica ad importanti esigenze umane che sfuggono alla logica del mercato.

Si tratta di un invito alla responsabilita' personale a coloro che detengono conoscenza, tecnica, sapere, risorse, per migliorare la qualita' della vita in una visione integrale dell'uomo. In tale prospettiva sono monitorati i mondi vitali, associazioni, circoli, liberi professionisti, mass media, banche, fondazioni, scuole, ecc..

Per coinvolgere tali gruppi risultano utili le convenzioni, gruppi di lavoro e/o di intervento ed ogni altro tipo di iniziative con obiettivi chiari, circoscritti e fattibili.

Infine per quanto riguarda l'ambito politico l'azione promozionale si intende indirizzata soprattutto verso il Comune e i livelli istituzionali superiori, usl, partiti, sindacati/patronati, associazioni di categoria. Tale azione si esprime soprattutto in una opera di vigilanza, di denuncia, di sostegno e di collaborazione tra ente pubblico, volontariato e privato sociale.

 

 

 

 

 

 

Le gambe

L'attivita' dell'Osservatorio comporta la realizzazione delle seguenti fasi:

1) Rete di rilevatori sul territorio

Nella fase di avvio sono sufficienti alcuni centri di rilevazioni che tramite la compilazione di schede opportunamente predisposte effettuano il monitoraggio delle realta' nelle quali operano.

Attualmente sull'intero territorio provinciale sono presenti circa 60 punti di rilevazione rappresentati dai Centri di Porta Aperta, dalle caritas parrocchiali meglio organizzate e dai gruppi di volontariato piu' importanti.

In particolare Porta Aperta utilizza una scheda di rilevazione opportunamente predisposta che permette di acquisire una serie di informazioni di carattere socio-economico (dati anagrafici, condizioni di vita, reddito, livello di istruzione, tipologia familiare, possesso di determinati beni, bisogni denunciati e servizi utilizzati).

Oltre alla predisposizione delle schede, che sono state sottoposte, prima della stesura definitiva, ad un periodo di sperimentazione, si e' provveduto all'implementazione di un software che consente la registrazione e l'elaborazione dei dati quasi in tempo reale al fine di avere in qualsiasi momento una fotografia sufficientemente precisa delle attivita' svolte.

Anche le caritas parrocchiale e i gruppi di volontariato utilizzano una scheda di rilevazione, piu' semplice di quella di Porta Aperta ma confrontabile con quest'ultima.

2) Raccolta e elaborazione delle informazioni

Le informazioni raccolte dalla rete di rilevazione vengono raggruppate, elaborate e subiscono una prima interpretazione da parte del gruppo di esperti che sono all'interno dell'Osservatorio.

A livello provinciale si e' costituito un Comitato di coordinamento dell'Osservatorio nel quale sono presenti i rappresentanti delle Caritas delle due diocesi e del Centro culturale F. L. Ferrari.

3) Verifica dei risultati

Per verifica dei risultati si intende almeno il confronto dei principali risultati con altre indagini similari, con l'opinione di testimoni privilegiati, con le piu' aggiornate teorie scientifiche.

4) Analisi dell'esistente

L'analisi dei bisogni sbocca inevitabilmente nell'individuazione di possibili iniziative la cui progettazione deve essere necessariamente preceduta dalla verifica di quanto gia' viene fatto, sia nell'ambito pubblico che in quello privato, ma soprattutto del loro livello qualitativo.

5) Attivita' di promozione

Rispetto all'attivita' di promozione, sopra illustrata, e' sufficiente ricordare che essa rappresenta il centro vitale dell'Osservatorio oltre ad essere la principale difficolta'.

6) Attivita' di coordinamento/servizio

L'attivita' di promozione risulta utile se contribuisce a risolvere i problemi, se non si sovrappone a quanto gia' viene fatto, se migliora la qualita' del servizio dei volontari, dell'ente pubblico e del cosiddetto terzo settore.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le fasi di realizzazione

Nella fase di avvio dell'Osservatorio e' necessario compiere i seguenti passi:

- Coinvolgimento della comunita' ecclesiale a partire dal momento fondativo dell'Osservatorio;

- Individuazione dei punti di osservazione e dei relativi responsabili (parrocchie, Porta aperta, associazioni di volontariato, parroci, ecc.);

- Individuazione dei componenti dell'Osservatorio a livello diocesano (gruppo interdisciplinare che opera con sensibilita' pastorale);

- Individuazione del coordinatore dell'Osservatorio che deve essere in grado di garantire continuita', affidabilita', capacita' organizzativa e di relazione. Tale persona e' destinata a diventare un punto di riferimento sia all'interno della comunita' ecclesiale sia in quella civile.

- Corso di formazione per i responsabili dei punti di osservazione, dei responsabili delle caritas parrocchiali e per i componenti dell'Osservatorio stesso.

 

I nodi problematici

Dal punto di vista tecnico, un Osservatorio sulla realta' modenese si giustifica solo se ha una dimensione almeno provinciale quindi interdiocesana. L'importanza di certi fenomeni, la possibilita' di rilevarli fin dal loro nascere, e' possibile soltanto per una dimensione territoriale sufficientemente ampia quale quella provinciale.

Pertanto si e' promosso un unico Osservatorio provinciale tra le diocesi di Modena e Carpi. Questo rapporto e' regolato da una apposita convenzione. Al livello provinciale compete la realizzazione delle fasi di rilevazione, elaborazione e prima interpretazione dei dati raccolti.

Occorre sottolineare l'impatto favorevole sulla societa' provinciale di un "Rapporto annuale sulle poverta' nella provincia di Modena" predisposto congiuntamente dalle due diocesi.

Un secondo nodo riguarda la realizzazione tecnica delle fasi di rilevazione, raccolta, elaborazione e prima elaborazione secondo metodologie scientificamente corrette. A questo fine si e' deciso di affidare la realizzazione di tali fasi al Centro culturale F.L. Ferrari di Modena nel quale sono presenti le competenze necessarie per realizzare adeguatamente le fasi sopra indicate. Il rapporto di collaborazione e' regolato da apposita convenzione.

Prima di illustrare il terzo problema e' necessario precisare che il cuore e la titolarita' dell'Osservatorio e' delle singole diocesi. Solo a tale livello e' possibile realizzare una efficace azione promozionale.

Il terzo nodo problematico riguarda la scelta del coordinatore dell'Osservatorio il quale, in prospettiva, potra' essere assunto con un incarico di tipo professionale. L'opzione per un volontariato professionalizzato appare la strada da seguire soprattutto per evitare i rischi di dilettantismo e di solidarismo generico sinteticamente illustrati nella premessa.

In questa fase piu' che le risorse economiche risulta importante la selezione delle cosiddette risorse umane rispetto alle quali e' necessario sviluppare un'intensa attivita' formativa.

 

Il fegato

In estrema sintesi l'Osservatorio sulle poverta' in provincia di Modena puo' essere considerato un investimento di tipo strutturale da parte della chiesa locale per realizzare uno strumento permanente di conoscenza e di promozione di cui sara' possibile rilevare i primi benefici soltanto dopo qualche anno di attivita' ma che fin dall'inizio comporta sostanziali mutamenti nelle linee, nello stile, nell'organizzazione, nella ridistribuzione delle risorse economiche e umane della pastorale diocesana. Nel medio periodo gli stessi effetti potranno essere rilevati nei comportamenti delle persone e nelle politiche sociali locali.

Riflessioni e commenti collegati alle tematiche trattate dall'Osservatorio sulle povertà sono contenuti nei seguenti Quaderni del Ferrari:

Quaderno n. 31 Osservatorio sulle Povertà Rapporto 2008 Analisi dei dati 2007-2008 dei Centri di Ascolto Caritas delle Diocesi di Modena e Carpi

Quaderno n. 29 Osservatorio sulle Povertà Rapporto 2006 Fragile:maneggiare con cura

Quaderno n. 26 Osservatorio sulle Povertà Rapporto 2005 Nullatenenti, praticamente poveri. La povertà passa da...casa

Quaderno n.23 Osservatorio sulle povertà Rapporto 2004 Ritornano le vecchie povertà

Quaderno n.21 Osservatorio sulle povertà Rapporto 2003 La povertà sistemica

Quaderno n.19 Osservatorio sulle povertà Rapporto 2002 La sanatoria delle illusioni

Quaderno n.16 Osservatorio sulle povertà Rapporto 2001 L'altra faccia della medaglia: quando i poveri aiutano i ricchi

Quaderno n.15 Osservatorio sulle povertà Rapporto 2000 Verso un nuovo modello di sviluppo

Quaderno n.13 Osservatorio sulle povertà Rapporto 1999 I poveri nel nuovo millennio Nuovi arrivi e vecchie povertà

Quaderno n.10 Osservatorio sulle povertà Rapporto 1998 Le mille povertà di Modena

Quaderno n.7 Osservatorio sulle povertà Rapporto 1997 Il nuovo volto della povertà: analisi di trend a Modena e Provincia

Quaderno n.5 Osservatorio sulle povertà Rapporto 1996 Analisi della Povertà e delle cause che la determinano

Quaderno n.4 Osservatorio sulle povertà Rapporto 1995

Quaderno n.3 Atti del Convegno Nazionale Osservatori Povertà e Politiche Sociali I poveri nel Paese dei Però Modena 14 Febbraio 1996

Quaderno n.1 Osservatorio sulle povertà Rapporto 1994

Riportiamo di seguito altre ricerche sul tema della povertà che riteniamo interessante segnalare:

Terzo Rapporto sulla Povertà in Europa 2006 a cura di Caritas Europa

Rapporto sulle povertà 2005. Caritas di Rimini a cura della Caritas Diocesana di Rimini.
Il commento ai dati e l'analisi di sfondo sono a cura del centro F.L. Ferrari.

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