Ferrari informa n° 2010/1

FerrarInforma 2010

 

Incontro con il giornalista

Alberto Spampinato

 

 

La redazione di Note Modenesi ha organizzato il 18 marzo scorso un incontro di formazione sulla professione dei "cronisti di provincia". È stato invitato, per l’occasione, Alberto Spampinato, giornalista quirinalista dell'ANSA e direttore di “Ossigeno per l’informazione", l'osservatorio FNSI-Ordine dei Giornalisti sui cronisti minacciati e le notizie oscurate con la violenza.

Durante l’incontro è stato affrontato il tema dei giornalisti minacciati durante lo svolgimento della propria professione (di ricerca, di indagine, di cronaca…). Nel libro più recente, C'erano bei cani ma molto seri. Storia di mio fratello Giovanni ucciso perché scriveva troppo, Ponte alle Grazie, vincitore del Premio Giancarlo Siani 2009, Spampinato ha raccontato in prima persona la vita e la morte del fratello, corrispondente del giornale “l’Ora”, ucciso a Ragusa nel 1972 all’età di 25 anni.

Ecco alcuni passaggi del suo intervento.

 

L’informazione sulla mafia è lacunosa, carente e spesso assente dai nostri giornali. Si finge di non sapere che non solo in paesi lontani, nelle democrazie giovani o incerte, in Turchia o nella Russia di Putin, ma anche nella civilissima Italia si ricorre alle  minacce, alle intimidazioni, perfino all’omicidio per impedire ai giornalisti di fare il loro mestiere, che consiste nel cercare e pubblicare notizie di interesse per l’opinione pubblica, anche notizie sgradite a qualche potente.

Per i giornalisti ci sono notizie facili da trovare e raccontare, e notizie difficili, scomode, pericolose. Le notizie più pericolose sono quelle che svelano il volto orrendo della mafia; quelle che rivelano gli affari illeciti,  i traffici di potentati più o meno oscuri, gli scambi immondi fra politica e criminalità, i retroscena inconfessabili degli appalti, i patti illegali che dissanguano le finanze pubbliche, l’oscura origine di fortune personali inspiegabili…

 

Negli ultimi quaranta anni in Sicilia sono stati uccisi otto giornalisti e un altro è stato ucciso in Campania.

La lapide dei giornalisti siciliani uccisi contiene questi nomi:

Cosimo Cristina (1935-1960), Mauro De Mauro (1921-1970), Giovanni Spampinato (1946-1972); Giuseppe Impastato (1948-1978), Mario Francese (1925-1979),  Giuseppe Fava (1925-1984), Mauro Rostagno (1942-1988), Giuseppe Alfano (1945-1993). A questo elenco, vanno aggiunti di diritto almeno altri sei, giornalisti uccisi fuori dalla Sicilia, mentre erano impegnati a informare l’opinione pubblica con onesta, senza tenere conto di minacce e di rischi per la propria incolumità: Carlo Casalegno (1916-1977), Walter Tobagi (1947-1980), Giancarlo Siani (1959-1985), Ilaria Alpi (1961-1994), Maria Grazia Cutuli (1962-2001), Enzo Baldoni (1948-2004).

La strage dei cronisti siciliani non ha eguali in nessun Paese occidentale. E dice solo in parte quanto sia difficile, pericoloso fare informazione nelle terre del Sud. Perché sono centinaia i giornalisti italiani intimiditi, minacciati, fatti oggetto di ritorsione, costretti a tacere, come dimostra il Rapporto 2009 di “Ossigeno per l’informazione”, l’osservatorio della FNSI-Ordine dei giornalisti sui cronisti minacciati e le notizie oscurate sulla violenza (confrontare su www.fnbsi.it e www.odg.it alla pagina OSSIGENO) che ho la responsabilità di dirigere.

Il Rapporto ha stimato in modo prudenziale che siano almeno duecento i giornalisti che in Italia, fra il 2006 e il 2008,  hanno ricevuto minacce e intimidazioni per la pubblicazione di notizie sulla mafia, sul terrorismo o su episodi di estremismo politico. Una decina di loro vivono sotto scorta. Nel Rapporto sono elencati solo gli episodi di minacce e intimidazioni  segnalati nel 2006-2008 sui giornali o che risultano da pubbliche attestazioni di solidarietà. In totale sono 52 episodi, dei quali 43 sono casi di minacce e intimidazioni individuali, mentre gli altri nove riguardano intere redazioni (Secolo XIX, Telegenova, Chi l’ha visto?, Corriere di Livorno, Famiglia Cristiana, Avvenire) con oltre cento giornalisti.

A questi, secondo il Rapporto, bisogna aggiungere le centinaia di casi occulti di giornalisti italiani che non hanno avuto la forza di denunciare la violenza subita.

 

E’ nella cronaca locale che il giornalismo, giorno per giorno, vince e perde la battaglia per far vivere le notizie a dispetto di corporazioni e di interessi costituiti. E’ necessario parlare pubblicamente di queste cose, fare chiarezza, diffondere nella società la consapevolezza delle condizioni in cui si svolge il lavoro dei giornalisti. E noi giornalisti dobbiamo fare la nostra parte, spazzare via gli equivoci e superare un senso di rassegnazione che esiste, che va compreso, che può essere superato solo assumendo iniziative in grado di alimentare il coraggio e la speranza.

Non ci sono solo centinaia di giornalisti vittime di minacce e violenze fisiche. E’ doveroso sommare a questi anche il numero, che non siamo ancora in grado di calcolare, ma che immaginiamo grande, dei giornalisti intimiditi con azioni giudiziarie abnormi, quali querele temerarie che sfidano la realtà dei fatti, e di quelli che sempre più spesso senza neppure essere querelati per diffamazione, sono oggetto di richieste di risarcimento in sede civile per cifre esorbitanti. Non ci troviamo di fronte a casi episodici ed isolati, ma a un comportamento molto diffuso che trova terreno fertile in una cultura e in un quadro giuridico che giudica alla leggera, come se si trattasse solo di fair play, i comportamenti messi in atto per contrastare il libero esercizio della critica che è l’essenza dell’attività giornalistica intesa come una funzione di controllo e di sorveglianza del potere in ogni sua forma, un servizio di interesse pubblico che ogni giornalista assolve a nome dell’insieme dei cittadini e che contribuisce grandemente a formare l’opinione pubblica.

Ci sono dunque giornalisti minacciati e costretti a vivere sotto scorta, si moltiplicano le richieste di risarcimento economico che mirano a mettere in ginocchio i cronisti e le aziende editoriali, e non è tutto: ci sono anche moltissimi giornalisti che si sottraggono al rischio autocensurandosi, tacendo le notizie che potrebbero metterli in situazioni di pericolo, che in genere sono le notizie più rilevanti per i cittadini. L’autocensura è il male oscuro del giornalismo,  ed è un fenomeno molto grave perché produce un oscuramento dell’informazione.

Si pone con urgenza il problema di assicurare una maggiore tutela al lavoro giornalistico, di assicurare un adeguato servizio di assistenza legale ai giornalisti e anche una legislazione in grado di garantire pienamente e in modo più esplicito il diritto-dovere dei giornalisti di fornire le informazioni all'opinione pubblica e, allo stesso tempo, il diritto dei cittadini di essere informati.

 

 

 

Link

Ossigeno per l'informazione

http://www.ilblogos.it/web/index.php?page=ossigeno-per-l-informazione

 

http://www.fnsi.it/Pubbliche/Pag_osservatorio_o2.asp

 

Video sui cronisti minacciati

http://www.youtube.com/watch?v=AQC4wvcGkmM

 

Saggi

www.liberainformazione.org/news.php?newsid=2954

www.giovannispampinato.it

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