Ferrari informa n° 2009/3

FerrarInforma 2009

 

Quel che è di Cesare

 

É tratto da una frase dal Vangelo di Marco ‘Quel che è di Cesare’ il titolo del libro-intervista di Rosy Bindi. Un volume che entra nel rapporto, non sempre sereno, tra cattolici e laicità in politica. Il volume è stato presentato a Modena ad un incontro del Centro culturale “Francesco Luigi Ferrari”dall’autrice, presidente del Partito Democratico, alla presenza del presidente del centro culturale Gianpietro Cavazza e del presidente della Regione Emilia-Romagna Vasco Errani.

Nell’introduzione Gianpietro Cavazza ha ricordato, facendo riferimento al titolo del libro, che le due parti - dare a Cesare e a Dio - si rimandano l’una all’altra, così come S. Agostino descriveva il cristiano come cittadino che appartiene alle due città, quella celeste e quella terrena. Occorre reciprocità anche nel binomio tra fede e ragione mentre, purtroppo c’è ancora chi ritiene che chi ha fede abbia una mente annebbiata e, all’opposto, chi utilizza la ragione non possa avere la fede. “Se ogni volta, utilizzando con sapienza la ragione illuminata dalla fede, saremo in grado di dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio per rendere più umana la vita dell’uomo nulla sarà perduto e nulla sarà reso vano”.

Rosy Bindi ritiene che i cattolici italiani abbiano ancora molto da dire e da dare a questo Paese. Nel libro ha ripercorso la storia del cattolicesimo democratico, ricordando che la tentazione clerico-moderata di chi chiede i voti da cattolici sui valori cattolici è sempre ricorrente. Altro è militare da cattolici nel partito democratico, visto come casa di tutti. I cattolici democratici non hanno mai cercato la separatezza, ma il dialogo: non lo fecero don Sturzo, i cattolici nella costituente, la Dc e nemmeno ora occorre farlo dentro al Pd. Occorre evitare i rischi di riprodurre la vecchia identità, che non significa che debbano sparire le culture di provenienza, ma che queste servono per alimentare un pensiero comune.

Attenzione peculiare dei cattolici democratici va al rispetto della laicità e a al valore della democrazia oltre alla grande attenzione ai temi della giustizia sociale, che distingue i cattolici democratici dai cattolici liberali. “A Cesare si restituisce la moneta, non si consegna mai la vita” -  ha ricordato la Bindi - “così il cattolico deve essere una sentinella attenta ad evitare derive cesariste”.

É arrivato il tempo di tornare a elaborare un pensiero su questi temi, su cui, al di là di quanto dicono i papi nella Dottrina sociale della Chiesa, non c’è una grande elaborazione. Serve un progetto politico per parlare non solo ai cattolici, ma all’Italia intera, superando l’uso strumentale di Dio e della religione che ne fa ad ogni occasione la destra.

Occorre inoltre superare nell’azione politica la divisione tra credenti e non credenti, anche perché la sfida della laicità oggi è di collaborare insieme ai credenti di altre religioni. Nessuno può pretendere, in uno stato pluralista,  che la propria visione della vita venga automaticamente trasferita nella legge vincolante per tutti. E nel rapporto tra credenti e non credenti, gli uni non devono pretendere di ritenersi possessori della verità (che esiste, ma non possiamo farla prigioniera), come gli altri devono ammettere che la verità esiste e non si può accettare di vivere secondo un relativismo etico assoluto.

Allora la laicità è un abito universale che riguarda tutti, credenti e non credenti, anzi che non fa distinzione fra gli uni e gli altri in quanto tutti impegnati in una comune ricerca delle migliori risposte ai problemi della proprio tempo.

Il presidente Vasco Errani ha ricordato il cammino effettuato dal Partito Democratico per rifondare un progetto di governo in grado di ricandidarsi alla guida del Paese. Nel merito delle recenti polemiche sull’estensione dei servizi sociali ai figli delle famiglie di fatto, Errani ha spiegato come il cardinale di Bologna abbia non solo il diritto, ma anche il dovere di dare un contributo nella pubblica piazza e questo non metta in discussione la laicità della politica, anzi la rafforzi: “Mi farà piacere che ci sia una discussione importante per far fare un passo in avanti a tutti. Spiegherò al cardinale che noi non abbiamo fatto i Di.Co, perché la regione non può e non vuole farli, abbiamo solo elaborato un documento per l’accesso senza discriminazione ai servizi”.

Sulla stessa linea anche Rosy Bindi, secondo cui non tocca né ai comuni né alle regioni definire la famiglia, in quanto è già tutto scritto nella Costituzione. “Evitiamo di riaprire una discussione sulle definizioni, alla politica spetta risolvere i problemi. Non è negando i diritti a qualcuno che si difende la famiglia fondata sul matrimonio. E il problema oggi in Italia non è nella definizione della famiglia ma nella condizione di vita delle famiglie. Possiamo negare l’accesso a un servizio a una persona (l’asilo nido a un bambino, l’assistenza domiciliare a un anziano non autosufficiente) in base al vincolo giuridico che tiene unito quel nucleo familiare? Può un’amministrazione discriminare le persone in base allo stato giuridico della propria famiglia di appartenenza? In più della metà degli ottomila comuni italiani si sta già procedendo da anni in questa direzione senza clamori. Naturalmente, mentre non dobbiamo discriminare chi si trova in una situazione di fatto, dobbiamo anche trovare il modo di riconoscere una sorta di priorità della famiglia fondata sul matrimonio, accompagnandola e sostenendola”.

 

 

 

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Nota.

L'incontro si è svolto venerdì 4 dicembre 2009

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