Ferrari informa n° 2009/1

FerrarInforma 2009

 

Per una via italiana

all'integrazione scolastica degli stranieri

 

 

Il Centro Culturale”F. L. Ferrari” ha presentato presso la sua sede di Palazzo Europa, il dossier curato da Lauro Zuffolini “Per una via italiana all'integrazione scolastica degli stranieri”, a cui ha fatto seguito un focus di discussione e approfondimento.

Il Presidente Gianpietro Cavazza ha condotto l'incontro a cui hanno partecipato l'Assessore Provinciale all'Istruzione Facchini, gli Assessori Querzè di Modena, Filippi di Carpi, Cardillo di Sassuolo, Rabitti di Vignola, Farina di Mirandola, il Responsabile dell'Osservatorio provinciale sull'Immigrazione Zacchè, il Direttore Didattico di 7° e 8° Circolo di Modena Fondriest e l'incaricata per la Funzione Strumentale dell'ITIS Corni Orlandini.

 

Il Dossier fornisce i dati più recenti sull'immigrazione in Italia e nella nostra provincia, passa in rassegna le esperienze di integrazione scolastica in atto nei vari Paesi europei, secondo le diverse impostazioni adottate e delinea le caratteristiche degli interventi della scuola in Italia con qualche esempio significativo.

Ripercorre poi l'iter dell'approccio italiano attraverso la lettura di una normativa che ha raggiunto il suo culmine col documento ministeriale dell'ottobre 2007 che ha proposto uno specifico modello italiano all'integrazione scolastica basato sul valore dell'intercultura.

Termina con l'elenco dei problemi aperti, non pochi, alla luce di evidenti cambiamenti di lettura che stanno avvenendo negli ultimi mesi sul tema in questione.

 

Dopo la presentazione sintetica del curatore, le domande alle quali gli intervenuti hanno risposto sono state sostanzialmente due: se si può veramente parlare di una via italiana all'integrazione scolastica degli stranieri e quale risposta dare ai problemi più urgenti .

 

Il modello dell'intercultura ha tenuto nella sostanza per 20 anni, ma dalla legge Moratti in poi si è incrinato e l'attuale tendenza della normativa è diventata ondivaga. Ma soprattutto le grandi leggi prodotte sono state sempre poco operative, perché lo Stato non si è preoccupato abbastanza di renderle tali, lasciando le questioni di fatto in mano agli enti locali.

 

Il modello italiano si basa sul principio dello straniero persona come tutti gli altri e della diversità culturale come valore, principi questi che sono fondamentali a prescindere dal fenomeno dell'immigrazione.

Se i programmi scolastici rimangono sempre gli stessi, se non si fa adeguata formazione degli insegnanti, se l'alfabetizzazione degli alunni che arrivano in Italia non viene resa stabile in tutte le scuole, allora mancano i mezzi economici, organizzativi e culturali per attuare una vera integrazione e si lascia tutto, come avviene ora, all'impegno personale di dirigenti scolastici, docenti ed enti locali.

 

E così anziché fare intercultura, cioè accoglienza, dialogo, confronto tra le persone e le culture diverse, che richiede l'innesto di nuove e potenti risorse umane ed economiche oltre alla ricerca di nuove sintesi culturali, di fatto si pratica l'assimilazione, cioè la pretesa di inserire gli stranieri nel nostro sistema e farli diventare uguali a noi, solamente perché questa strada è la più breve da percorrere, lasciando quasi tutto intatto l'esistente.

 

A questo va aggiunto che le norme del cosiddetto pacchetto-sicurezza introducono un'ulteriore incertezza riguardo al ruolo del docente come pubblico ufficiale, tenuto perciò a denunciare la presenza di irregolari, in palese controtendenza rispetto a quanto chiaramente stabilito fin dal D.P.R. n.394 del 31/8/99 secondo cui”i minori stranieri presenti sul territorio nazionale hanno diritto all'istruzione indipendentemente dalla regolarità della posizione in ordine al loro soggiorno”.

C'è già da noi qualche sintomo di minore presenza di stranieri nelle scuole per il prossimo anno, che fa pensare ad un effetto immediato di abbandono, come pure sta avvenendo nel settore sanitario, incrementando a questo modo soluzioni parallele, nascoste e di certo peggiorative e inquietanti rispetto agli esiti sociali.

 

La via italiana all'integrazione è così portata avanti dagli insegnanti e dai loro 'miracoli', in quanto spesso sono sprovvisti di strumenti adeguati. In Italia purtroppo non si investe sulla formazione. L'indifferenza di tanti è così più professionale che ideologica, in quanto nasce dalla constatazione del dislivello enorme tra obiettivi da raggiungere e mezzi a disposizione.

 

Nonostante ciò la scuola fa tanto ed esistono numerose esperienze positive, le cosiddette buone pratiche, che dovrebbero assolutamente essere rese pubbliche e diffuse come ad esempio: corsi di alfabetizzazione all'inizio dell'anno in forma intensiva e spalmati durante tutto l'anno per gli alunni bisognosi di apprendere l'italiano al livello adatto allo studio delle varie materie; l’utilizzo dei mediatori culturali che si sta diffondendo e che permette di conoscere le varie culture e di capire i problemi specifici di apprendimento e di inserimento nelle classi, nonché di stabilire i rapporti minimi necessari con le famiglie degli alunni. La regione Emilia Romagna ha istituito anche corsi specifici che delineano il profilo di queste nuove professioni indispensabili in una società multietnica.

 

La concentrazione elevata di stranieri in certe scuole dipende soprattutto dal problema abitativo, che non attiene alla scuola stessa. Tramite concertazioni e collaborazioni di rete tra le varie scuole e gli enti locali sono già in atto soluzioni che mirano a distribuire, per quanto è possibile in modo più equilibrato la presenza degli stranieri.

Dove si verificano alte percentuali di presenze straniere, con situazioni al limite del ghetto, ciò è anche dovuto però ad una risposta discutibile delle famiglie italiane che trasferiscono altrove le iscrizioni, alla ricerca, come dire, di inesistenti paradisi pedagogici.

 

E' stato affermato che occorre continuare ad accogliere in ogni modo e in ogni caso e che il problema integrazione è più sociale che scolastico.

La scuola di fatto è il vero ed efficace luogo dell'integrazione fra le persone e le culture, al momento probabilmente è anche l'unico.

Per questo occorre che lo Stato faccia la sua parte, stabilizzando risorse e strumenti reali d'intervento.

 

 

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Nota.

L'incontro si è svolto venerdì 3 aprile 2009.

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