Ferrari informa n° 2008/2

FerrarInforma 2008

 

La sfida dell’integrazione e della coesione

 

 

Tutti i problemi, ormai, vanno visti ed esaminati in un’ottica europea in particolare quelli relativi all’immigrazione, alla coesione e alla sicurezza.  Se le istituzioni e lo Stato italiano devono garantire la sicurezza e la convivenza di tutti i cittadini, esiste un “ruolo pedagogico” che interpella diverse altre articolazioni della società civile, dalle associazioni di volontariato ai partiti politici. Occorre rendere consapevoli i cittadini che la presenza straniera in Italia va colta in tutte le sue sfaccettature. Integrazione e coesione sociale sono due fenomeni tra loro conseguenti. Si tratta di processi per così dire “a lunga scadenza” per i quali devono essere coinvolti anche i giovani, i bambini e i ragazzi. I problemi vanno affrontati con gradualità, ma con tenacia e soprattutto con fatti.

Con questo obiettivo il Centro Ferrari ha promosso, lo scorso 16 giugno, il convegno “La società civile dell'Unione europea di fronte alla sfida dell'integrazione e della coesione” in collaborazione con il Comitato economico e sociale europeo (CESE). Al convegno sono intervenuti alcuni rappresentanti del CESE, che hanno portato la propria testimonianza sul tema.

 

«In Spagna – fa notare Luis Miguel Pariza Castaños, relatore del CESE sul ruolo della società civile nelle politiche di integrazione – non esiste il termine “clandestino”. Si parla di “irregolari”, coloro che non hanno il permesso, ma non per questo sono dei delinquenti. Non possono esercitare il loro diritto legale al lavoro, ma non vengono trattati come persone che hanno commesso delitti». A volte, continua Castaños, riferendosi alla mediazione avvenuta tra i sindacati e il premier Zapatero «è possibile risolvere alcuni problemi degli immigranti utilizzando soltanto il senso comune e un po’ di logica. Non si può adottare la politica delle “porte aperte a tutti”, si deve però offrire alle persone che già stanno lavorando nell’economia sommersa, un’occasione» per potersi integrare pienamente nella società e quindi regolarizzare la propria posizione.

«In Europa – aggiunge il relatore – ci sono alcune evidenti contraddizioni. Diversi stati si sono già organizzati per disciplinare la presenza di stranieri sul proprio territorio; nonostante da una decina d’anni si siano gettate le basi per un’azione e una legislazione comune, il Trattato di Nizza determina che per prendere una decisione il Consiglio dei ministri ha bisogno del consenso di tutti i 27 paesi. Il Parlamento in questo modo non ha capacità di decisione. Il nuovo Trattato di Lisbona, tuttavia, prevede che i temi dell’immigrazione si considerino su maggioranza qualificata».

 

In Europa, fa notare Sukhdev Sharma, membro del CESE per il Regno Unito, ci sono 1,6 milioni di persone irregolari, lavorano in nero, non pagano le tasse… «Tutti possono beneficiare della presenza di stranieri, dal modo in cui saremo in grado di affrontare il problema». Occorre, infatti, un’ottica di “aiuto reciproco”. «La globalizzazione include non solo il movimento di capitali, ma anche quello di persone. Il punto – spiega – è come sviluppare politiche migratorie ben regolamentate, umane e rispettose, che coinvolgano il paese accogliente e quello di origine. Questo deve riguardare non solo i migranti di alta qualità professionale, ma anche quelle persone con meno qualifiche».

Al Convegno del Centro Ferrari, Sharma ha affrontato il tema di “Immigrazione e sviluppo”. Quando si parla di integrazione – è il suo ragionamento – non bisogna fermarsi soltanto al garantire agli immigrati il rispetto della propria cultura, dei proprio costumi. Occorre mettere in grado gli stranieri di «sviluppare le proprie risorse» per il proprio paese d’origine. «Bisogna trovare un modo per trasferire i contributi accumulati in un paese anche in un altro paese; occorre creare le condizioni per la circolazione dei cervelli, affinché le persone possano circolare tranquillamente tra un paese e un altro, senza paura di perdere i contributi accumulati. Così si può contribuire allo sviluppo del paese d’origine».

 

Anche quella dell’immigrazione è una “sfida” così come il “cambiamento del clima” o il “caro petrolio”: «Tutte queste sfide – sostiene Edwin Calleja, consigliere del CESE per Malta – cambieranno, volenti o nolenti, il nostro stile di vita. Occorrono idee e visioni chiare su come gestire questi cambiamenti per uscire da questo “tunnel” senza sussulti sociali e economici».

Citando il Libro Verde, Calleja ha fatto il punto sulla discussione a Bruxelles da parte della Commissione Europea per adottare un approccio integrato per la concessione d’asilo. Occorre, spiega «fornire alle amministrazioni nazionali competenti in materia di asilo strumenti adeguati che le mettano in grado di gestire in modo efficace i flussi di richiedenti asilo e di prevenire concretamente frodi e abusi, per salvaguardare l’integrità e la credibilità del regime di asilo».

«I paesi europei – continua – devono fare una fronte comune e devono spingere i paesi d’origine degli immigrati irregolari ad introdurre misure di controllo delle proprie frontiere.  Al tempo stesso l’Ue deve dare aiuti per lo sviluppo. Il denaro dato a fondo perduto non è una soluzione che porta a risultati positivi».

 

La presenza degli immigrati in Italia non può essere vista come un “problema esterno a se stesso” da parte della comunità cristiana. Per il vicario generale della diocesi di Modena-Nonantola, mons. Paolo Losavio, è un «segno dei tempi, che va interpretato criticamente; chiede uno sforzo ermeneutico, per poterlo leggere in tutta la sua complessità». Il cristiano, dice «deve vedere in questa realtà il luogo dove realizzare il suo impegno di attenzione al povero e all’indifeso. Integrare non vuol dire assimilare o negare le diversità; non significa nemmeno ghettizzare o promuovere uno sviluppo separato. È invece un rafforzamento della propria identità, è dialogo e confronto. Gli immigrati non devono perdere la propria identità e questo riguarda anche il proprio senso religioso». Per questo motivo, secondo il vicario generale «s’impone urgentemente nelle nostre città e nel nostro paese il dialogo ecumenico e interreligioso», che diventa uno «straordinario test per capire di quale umanità siamo portatori» ed è «un’inedita occasione di crescita» per tutti.

 

 

Il convegno si è svolto lunedì 16 giugno 2008 a Modena al Palazzo Europa.

L'audio degli interventi è disponibile sul nostro sito www.centroferrari.it.

SEDE

Palazzo Europa - Via Emilia Ovest, 101 - 41124 Modena
Come raggiungerci

T.+39 059 334537
F.+39 059 829056
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

CODICE FISCALE: 80019230368