Ferrari informa n° 2007/7

FerrarInforma 7/2007

 

 

IL LINGUAGGIO DELLA POLITICA NEGLI USA

Vittorio Zucconi

 

 

«In Italia manca la capacità di immaginare ed eccitare la fantasia politica della gente. Quella dei politici è una continua rincorsa al minimo denominatore comune».

Ne è convinto Vittorio Zucconi, inviato di Repubblica negli Usa che ha partecipato venerdì 5 ottobre all’incontro “La comunicazione politica negli Usa” in occasione della presentazione della mostra “Mare Rosso, Isole Bianche. Parole politiche dei cattolici modenesi” allestita presso il chiostro di Palazzo Santa Margherita a Modena.

La mostra, promossa dal Centro culturale Francesco Luigi Ferrari, è un percorso iconografico sulla comunicazione politica nella seconda metà del Novecento e si sofferma sui modi di trasmettere messaggi, sugli slogan utilizzati, sui mezzi impiegati dai cattolici impegnati direttamente in politica, nel sindacato o nell'associazionismo.

Per Zucconi, il male dei politici e della politica in generale, è la «carenza di immaginazione. Non esiste un partito – spiega – che abbia una soluzione ai problemi che interessano la società e i cittadini. Manca la capacità di immaginare ed eccitare la fantasia politica della gente. E’ forse quello che ha tentato di fare Silvio Berlusconi, quando è sceso in campo per la prima volta: suscitare emozioni nella gente. Questa incapacità di “suscitare emozioni” ha di fatto allontanato le persone dalla politica».

Il giornalista prende come esempio la campagna elettorale di alcuni ex presidenti desti Stati Uniti, a partire da Ronald Reagan (che venne eletto nel 1981). «Reagan è stato probabilmente l’ultimo grande comunicatore politico. Quello che Reagan ha utilizzato per farsi propaganda non è stato un programma politico vero e proprio, ma un modo per entrare in contatto diretto con le persone, per toccare il cuore delle persone. Il suo messaggio “E’ di nuovo mattino in America” era un modo per dire “Con me torna l’ottimismo in politica”. Una strategia, la sua, volta a presentare all’esterno soltanto le notizie positive, per mettere il buon umore tra la gente, per infondere fiducia. Il suo è stato un modo per dire “Tu, cittadino, ti devi svegliare”. Un modo per invogliare la gente ad alzarsi la mattina».

Per le prossime elezioni americane, lo stile comunicativo dei candidati alla presidenza è più o meno simile. «Pare che il problema principale della comunicazione – continua – sia quello di non commettere errori. Non si cerca di “dire la cosa giusta” ma di “non dire quella sbagliata”. Questo provoca una profonda disaffezione da parte della gente, perché sembra che nessuno abbia più niente di interessante da dire e che alla fine i discorsi non affrontino mai i problemi reali. La gente non partecipa alla discussione: neppure il nuovo mondo dei blog è uno strumento funzionale per il confronto e la discussione. Le domande che arrivano sui blog dei candidati sono il più delle volte senza senso. Anche questo è diventato un mondo profondamente referenziale, che parla solo a se stesso. C’è una evidente mancanza di proposta politica».

Il politico in Italia, secondo Vittorio Zucconi, «non dovrebbe dire “Ti castigo”, cosa che è facile da pensare, dal momento che non si fa altro che parlare di tasse e di pressione fiscale. Deve invece dire “Aiutami, cittadino, a premiarti”. Attualmente da parte della classe politica non c’è un attestato di fiducia nei confronti dei cittadini ed è per questo che prendono piede manifestazioni come quella del V-Day di Beppe Grillo. Una manifestazione che è sbagliata in partenza, perché fa lo stesso gioco della politica: è una comunicazione in negativo perché si vuole punire la politica per quello che ha fatto o non ha fatto».

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