Ferrari informa n° 2007/2

FerrarInforma 2/2007

 

 

«L'impatto sulle famiglie delle imposte e dei tributi nazionali e locali»

 

Venerdì 16 marzo si è svolto, presso il Centro culturale F.L.Ferrari, un salotto del Ferrari dal titolo “L'impatto sulle famiglie delle imposte e dei tributi nazionali e locali””.

E’ intervenuto il professor Massimo Baldini, docente di Scienza delle Finanze, membro del Capp, Centro di analisi delle politiche pubbliche della facoltà di Economia di Modena e autore di una recente ricerca dal titolo “Riforma di Irpef e assegno ai figli, aumento delle addizionali regionale e comunale: l’impatto sui redditi delle famiglie modenesi”.

 

Il professore ha iniziato il suo intervento spiegando che l’obiettivo della ricerca è stato quello di valutare se l’incremento delle addizionali locali sia riuscito ad annullare i  benefici che per molte famiglie sono derivati dalla implementazione della Finanziaria e in particolare dalla modificazione dell’Irpef e dall’aumento dell’assegno per i figli. La ricerca è stata svolta considerando congiuntamente quali sono gli effetti sui redditi delle famiglie modenesi delle modificazioni introdotte dalla Finanziaria e dell’aumento delle addizionali regionali e comunali, in aggiunta, è stato considerato anche l’incremento dell’aliquota dei contributi previdenziali sui lavoratori dipendenti e autonomi. Per quanto riguarda la realtà modenese, a fronte della rimodulazione delle aliquote Irpef e dell’aumento dell’assegno familiare previste dalla Finanziaria 2007, si è verificato un aumento dell’Irpef regionale che è passata da una struttura ad aliquota unica con no-tax area simile a quella nazionale a una struttura di progressività per classi che, differentemente da quella per scaglioni, prevede che tutto il reddito sia moltiplicato per l’aliquota della classe più alta raggiunta, producendo così un maggior gettito. Va poi considerato l’aumento dell’addizionale dell’Irpef per il Comune di Modena dallo 0,2% allo 0,5% e l’incremento dei contributi previdenziali (0,3% per i dipendenti e 2% per i lavoratori autonomi).

 

Baldini ha spiegato che la ricerca svolta apre diversi ordini di problemi, sia si carattere più generale, sia di carattere specifico.

In particolare il professore ha messo in evidenza i seguenti temi di carattere specifico: cosa cambia nella pratica per le famiglie modenesi e in quale misura gli sgravi prodotti con la Finanziaria saranno compensati dagli aumenti delle addizionali locali, quante famiglie del Comune di Modena guadagneranno oppure perderanno dalle recenti manovre e se è vero che le famiglie che hanno molti figli sono più penalizzate dall’aumento delle addizionali locali di quelle che non hanno figli come sostenuto da autorevoli quotidiani economici.

In termini più generali Baldini ha invece sottolineato le seguenti questioni: quali margini di autonomia hanno gli enti locali per definire la struttura delle addizionali in termine di aliquote, deduzioni o detrazioni, se è giusto e equo che gli enti locali abbiano la facoltà di modificare in termini significativi le strutture delle addizionali e, infine, quale dovrebbe essere il peso della autonomia tributaria degli enti locali sul loro bilancio in un contesto federalista.

 

Da un punto di vista giuridico, il professore ha specificato che la Corte Costituzionale nel 2006 è stata chiamata a pronunciarsi sulla legittimità della progressività dell’addizionale regionale delle Marche e che la Corte si è espressa dicendo che le Regioni possono applicare un’addizionale con aliquote differenziate, i Comuni invece no perché per farlo c’è bisogno di una legge e solo le Regioni hanno potestà legislativa. Da un punto di vista economico sostanziale il ragionamento della Corte non è del tutto corretto perché identifica la progressività con la differenziazione delle aliquote mentre in realtà è possibile introdurre una progressività molto elevata anche mantenendo un’aliquota unica e agendo esclusivamente su deduzioni e detrazioni. A questo proposito il professore ha fatto riferimento ad un articolo di Visco pubblicato sul Sole 24 Ore in cui l’economista esprime la sua opinione in termini di libertà e flessibilità degli enti locali nel gestire la progressività con le addizionali. Secondo Visco il pronunciamento della Corte Costituzionale è sbagliato, nel senso che Regioni e Comuni non dovrebbero avere la possibilità di porre aliquote differenziate altrimenti il sistema rischierebbe di diventare eccessivamente caotico e ingestibile mentre sarebbe più opportuno prevedere un’aliquota unica. Gli enti locali, però, possono usare la deduzione per realizzare una struttura di imposta progressiva in termini di aumento della aliquota media all’aumentare della base imponibile. Inoltre, secondo Visco, la deduzione può essere differenziata sulla base degli stessi motivi previsti per la possibilità di modificare le detrazioni Irpef a livello nazionale e cioè soglie di reddito diverse, tipi di reddito diversi, carichi di lavoro o anche oneri familiari. Sembrano quindi esistere, dal punto di vista del Governo, i margini per rendere flessibili, a seconda anche delle tipologie di famiglie, le addizionali locali.

 

Baldini ha poi affrontato direttamente il tema di cosa cambia per le famiglie modenesi a seguito delle modifiche fiscali introdotte a livello nazionale e a livello locale, cercando di applicare tutti i cambiamenti di struttura fiscale a un campione rappresentativo di famiglie che metta assieme famiglie più diversificate. A tal fine la ricerca condotta da Baldini ha analizzato un campione di famiglie piccolo ma abbastanza rappresentativo che è quello tratto dalla Indagine sui Redditi delle Famiglie della Provincia di Modena del 2003 e ha tenuto conto anche del fenomeno della evasione fiscale, cioè che il reddito imponibile per alcune famiglie è più basso del reddito effettivo. Gli individui di questo campione sono stati ordinati per valori crescenti sulla base del reddito disponibile familiare, dai più poveri ai più ricchi, considerando, per definizione, il benessere economico di ciascuna di queste persone uguale a quello della famiglia di cui fa parte e definendo il reddito disponibile familiare equivalente come la somma dei redditi familiari diviso per la scala di equivalenza che è quella dell’indicatore della situazione economica (ISE). Gli individui sono stati poi ordinati in cinque gruppi, quintili, di reddito disponibile familiare equivalente dal più povero al più ricco (ogni quintile comprende il 20% del residenti nel Comune).

 

Dalla ricerca emerge che una quota della popolazione, la più ricca, subisce una diminuzione di reddito dovuta all’aumento dell’Irpef, cosa che avviene per la prima volta in dieci anni. Se consideriamo, invece, le famiglie in cui è presente almeno un figlio al di sotto dei 18 anni il guadagno dell’assegno familiare è più alto e molto maggiore è lo sgravio derivante dal taglio dell’Irpef per i redditi massimi, inoltre, considerando le addizionali locali, è possibile vedere come per il 40% più povero della popolazione, avere figli significhi ottenere un leggero guadagno rispetto all’anno passato.

In conclusione, dalla analisi effettuata da Baldini emerge che non è vero che l’aumento delle addizionali locali annulli i benefici della Finanziaria, o meglio li annulla solo per una quota minoritaria delle famiglie e che, in generale, i benefici sono avvertiti in maniera maggiore dalle famiglie di lavoratori dipendenti a basso reddito con figli minori.

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