Le lettere

Francesco Luigi Ferrari «La politica fa parte anche del nostro amore». Lettere a Lina Filbier (1918-1933)

A cura di Paolo Trionfini; postfazione di Gianpietro Cavazza
Fondazione Fuci – Edizioni Studium, Roma, 2016

Il volume raccoglie il carteggio intercorso tra Francesco Luigi Ferrari e Orsola Filbier, durante il periodo, prima del fidanzamento e poi del matrimonio, che copre gli anni dal 1918 al 1933, prendendo le mosse dalla dichiarazione d’amore «ufficiale», per chiudersi con il testamento.

Il protagonista è Francesco Luigi Ferrari, avvocato, giornalista, animatore del movimento cattolico, una delle figure più significative dell’impegno politico e sociale a Modena nei primi decenni del Novecento e della opposizione al fascismo sia a livello locale che nazionale ed europeo.

L'incontro con Orsola Filbier, soprannominata comunemente Lina, avvenne casualmente in centro a Trieste, pochi giorni dopo la fine della prima guerra mondiale. Il giovane modenese si trovava nella città di confine come ufficiale incaricato dall’Ufficio informazioni della III Armata di studiare la situazione delle zone occupate. Lina, allora ventunenne, era impiegata alla Pia casa dei poveri di Trieste.

Dopo il ritorno a Modena, Ferrari tenne i contatti con Lina attraverso uno scambio di corrispondenza a cadenza praticamente giornaliera. Il fitto carteggio, protrattosi fino alla vigilia del matrimonio, celebrato nel settembre 1919, assume la forma di una sorta di diario quotidiano.

Negli anni successivi, dopo l'inizio della loro vita in comune, le lettere alla moglie sono scritte durante i frequenti viaggi di Ferrari prima in Italia, per i suoi impegni politici e sociali, e poi in Europa, dopo l'esilio a cui fu costretto dal suo antifascismo.

In costante tensione tra «amore» e «politica», come mette in evidenza il saggio storico introduttivo di Paolo Trionfini e come sottolinea la postfazione di Gianpietro Cavazza, le lettere restituiscono le ferite ancora aperte della grande guerra, alla quale Ferrari partecipò sulla scia dell’«interventismo democratico», il problematico reinserimento nella società, attraversata da spinte contrastanti, le battaglie per la difesa della democrazia, attaccata violentemente dallo squadrismo fascista, l’impegno pubblico in un ruolo di primo piano all’interno del Partito popolare fondato da don Luigi Sturzo, il duro isolamento nell’esilio, la faticosa tela intessuta negli ambienti del fuoriuscitismo per rafforzare le basi dell’antifascismo, l’inserimento nel dibattito culturale europeo, attraverso una serie di audaci iniziative editoriali, la maturazione di una coscienza internazionale nell’ambito del Segretariato dei partiti d’ispirazione cristiana.

Si tratta di 325 pezzi archivistici, la maggioranza lettere, ma anche telegrammi, cartoline e biglietti, conservati in larga parte in un fondo archivistico donato dai figli al Centro culturale Francesco Luigi Ferrari di Modena.

Il corpus documentario pubblicato risulta interamente inedito, se non per pochi testi precedentemente riportati in uno dei volumi della collana delle Opere di Francesco Luigi Ferrari (la cui pubblicazione inizia nel 1983, prendendo le mosse dal convegno che si tenne a Modena per i cinquant'anni della morte di Ferrari e si conclude nel 1999, con l'uscita in totale di otto volumi).

Le incisioni riprodotte nel volume sono di Maria Luisa Ferrari Gougeuil, realizzate appositamente per l'occasione ispirandosi al testo delle lettere scambiate tra il padre e la madre.

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